sabato, 03 maggio 2008

Prima di iniziare volevo dirti che... posso darti del tu?
certo.

Che casa tua assomiglia incredibilmente alla mia.
anche tu hai i muri colorati e la terrazza con vista sugli orti e sul murales di Rousseau?

Sì, ed ho perfino gli stessi dischi.
Non ci credo... anche Doughnut in Granny's Greenhouse di The Bonzo Dog Doo Dah Band?

Sì.
Andremo d'accordo noi due, vai con le domande.

Lorenzo Mazzoni[1].2E' uscito da qualche settimana il tuo ultimo romanzo, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda (Robin Edizioni), hai voglia di parlarmene?
Non troppa, basta che ti connetti al sito della casa editrice e puoi leggere la sinossi. Comunque dato che anche tu possiedi Doughnut in Granny's Greenhouse, farò uno sforzo. Ivan Mostarda è un caleidoscopio. Un viaggio, in tutti i sensi. Se vuoi, un libro d'avventura classico con elementi surrealisti... per dirla semplice: 'Un musicista di strada che suona pentole capovolte con bacchette cinesi, una ragazza dalle gambe perfette e dagli occhi grandissimi, un mercenario che scompare e riappare, un clochard che indossa un saio da penitente e che studia iscrizioni runiche, uno spregiudicato affarista egiziano, un albergatore turco che parla con la foto di Atatürk, una ricca occidentale che continua a mangiare senza sosta dal giorno del suo matrimonio. Sono solo alcuni dei personaggi che animano questo rocambolesco e surreale romanzo. Libro d’avventura, d’amore e d’amicizia, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda si sviluppa come un caleidoscopio coloratissimo: vichinghi, buskers, giornalisti falliti, chiromanti, la Monna Lisa, kamikaze improvvisati. Fra l’Emilia, Parigi, Istanbul, le coste del mar Rosso e la Maremma, una storia appassionante, allegra e commovente sulle tappe della vita.'... ho letto la sinossi... beh, sì, il libro parla essenzialmente di questo.

Lorenzo Mazzoni[1].3Verso la fine del libro c'è una specie di monologo che potrebbe essere letto come una glorificazione della figura del kamikaze, sei d'accordo? Volevi dare questo messaggio?
Glorificazione del kamikaze? Ma dai... davvero l'hai interpretata così? No, nessuna gloria, semplicemente la constatazione del perchè capitino certe cose. Ne glorificazione ne giustificazione, solo consapevolezza.

Ivan Mostarda è anche uno splendido omaggio a diversi luoghi. E' frutto di esperienze personali?
Sì, Parigi e Istanbul, luoghi dove sono stato... in qualche modo anche Ferrara... suo malgrado.

Parliamo di Ferrara. Il romanzo che hai scritto illustrato dai disegni di Andrea Amaducci (Io ho un amico che si chiama Amaducci Andrea), Nero ferrarese (Edizioni La Carmelina) è arrivato alla ristampa in soli due mesi. Il genere noir funziona quindi.
Beh, non hai scoperto l'acqua calda... Nero ferrarese è andato in ristampa con una distribuzione locale (se escludi una o due librerie di Roma), non è stata una tiratura da milioni di copie, ma sì, sta andando benissimo Alla città piace quando si parla di lei, anche se viene dissacrata come abbiamo fatto io e Andrea. Nero ferrarese è un'interpretazione della città. Le istituzioni te la vogliono fare vedere ancora coi lustri degli Estensi e noi gliel'abbiamo fatta vedere attraverso gli occhi di uno sbirro anarchico, di vecchie che coltivano erba, con attentati, fascistelli e corse clandestine di auto. Ognuno vede la città come vuole e come sa fare e sognare.

Nei tuoi libri ricorrono diversi elementi: attentati, dissacrazione della pornografia, surrealismo, Storia. Sei d'accordo?
Ce ne sono anche molti altri: muse ispiratrici, comunismo, musica, erba, amicizia, amore, viaggi, divertimento, commozione...

mazzoniNon te la stai tirando un po' troppo?
Sì, forse sì.

Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades) è un lavoro a cui sei particolarmente legato. Quali sono i motivi?
Perchè è marginale. Siamo seri, parlare della DDR, dei servizi segreti vietnamiti, di ex spie del patto di Varsavia e di un mondo che non esiste più è fuori moda, ammuffito, surreale. Un piccolo mondo antico pieno di piccole particolarità. E poi adoro le spy story, Graham Greene è geniale, immenso... Ost è un po' un tributo a quel filone letterario.

A me piace uno con un nome simile, Greene Graham. Come sta andando Il requiem di Valle Secca (Tracce), il tuo primo romanzo?
Piccolo caro Requiem... bene, è andato bene... c'è bisogno di fiabe ecologiche di questi tempi, e anche di lieto fine... il mio primo romanzo ha queste caratteristiche. Spero... credo. In ogni modo preferisco definirla fiaba ecologica piuttosto che cyberpunk come è stato sempre etichettato in questi due anni. Ancora oggi non ho capito cosa sia il cyberpunk.

Il_Sole_sorge_sul_VietnamNon posso aiutarti, non lo so nemmeno io... stai scrivendo?
Scrivo continuamente, altrimenti muoio, mi appassisco. Mi tengo libero. Sto scrivendo una storia d'amore e nel mentre aspetto un responso per quattro inediti, due miei, uno scritto a quattro mani con l'amico Enrico Astolfi e uno a otto mani con il collettivo Alba Cienfuegos.

Bene, mi piacciono i ragazzi che si danno da fare... cosa ne pensi del panorama letterario italiano?
Credo ci sia la brutta abitudine a persistere con i soliti autori triti e ritriti e, soprattutto, la brutta abitudine di investire sui giovani (quando si investe) che non hanno molto da dire oltre a quante eiaculazioni hanno avuto o com'è stato ostico sballarsi al rave... insomma gli editori abituano il pubblico ad una serie di storielle che vanno dal patetico bisogno di parlare di sé alla morbosità di un'erezione e di un tacco a spillo sulle palle... è un po' triste. La cultura in Italia sta rimpicciolendosi, è sotto assedio, ma i comandanti invece di farci resistere con dignità preferiscono darci in pasto al nemico a suon di buffonate e libri per la maggior parte scadenti.

Vuoi fare un esempio?
No. Chi vuol intendere intenda. Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, Ci sono moltissimi scrittori semi sconosciuti o sconosciuti che scrivono benissimo, ed è questo il problema. I creativi, i fantasiosi, chi riesce ad andare un po' più in là delle sciocche storielle autobiografiche, generalmente esce con piccoli editori, spesso bravi editori, ma che vengono schiacciati dai grandi generali e spesso i generali non hanno molta fantasia a scegliere i propri uomini... è un giro vizioso, ma si resiste.

Ti sento combattivo.
Ci provo, se non combatto mi sparo.

Problema di soldi? Se vuoi posso darti una mano.
Lascia perdere.

Ok. come non detto. Tornando al discorso della “resistenza”... beh, c'è qualche tecnica per resistere? Pensi ci sarà una vittoria finale di quelli che tu definisci gli assediati?
Nella realtà il primo mondo vince sempre. Il primo mondo, nel mondo della cultura, è rappresentato da tutti quegli omini pavidi che hanno il potere di decidere i gusti narrativi del lettore. L'unica tecnica è quella di rendere migliore possibile il nostro mondo dei sogni. Io credo che sia un dovere di ogni scrittore quello di dare ai propri lettori, se anche fossero solo due, il meglio del proprio mondo mentale. La tecnica è dargli narrativa popolare che io definisco di qualità, rispetto alle storielle autobiografiche di cui parlavo prima o a romanzetti fatti in serie buoni solo per l'attesa dal dottore. Resistere è dargli qualcosa che tutti possano leggere, senza sforzo ma mettendogli dentro la storia, le annotazioni, la geografia, luoghi sognati e luoghi reali. Se mentre lo fai sogni, allora devi essere in grado di far sognare anche i tuoi lettori.

Sembra una missione.
Sembra di fare la Rivoluzione d'Ottobre. Ma senza tutta questa contorsione di parole ticchettate su tasti, libri studiati, frasi strampalate, veglie, ore a fissare un muro, lettere scarabocchiate su vecchi quaderni, sarei morto da un pezzo.

... Senti, prima di andare, hai mica un po' di tabacco da offrirmi?
Tieni.

grazie... aloha.
aloha e prego.

Me ne vado mentre nella stanza risuona il delirante intro di I'm The Urban Spaceman, primo brano di Doughnut in Granny's Greenhouse di The Bonzo Dog Doo Dah Band.

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categoria:lorenzo mazzoni
sabato, 26 aprile 2008

Valery

Attenzione:per i temi trattati è consigliata la lettura ad un pubblico adulto. 

Valeria Ferracuti, ha 27 anni ed è nata a Roma. Dopo gli studi artistici, nel 2003 si è trasferita sul Lago Maggiore in provincia di Varese e da allora convive con il mio compagno.
Si è avvicinata alla scrittura solo da pochi anni. Nel 2005 raccolse un discreto numero di racconti e decise di renderli pubblici partecipando al concorso Oxe Awards 2006 indetto dal sito Eroxe. I  racconti sono stati riuniti in una breve antologia dal titolo “Le avventure di luna”, e sono arrivati al primo posto nella sezione Miglior Saga per quanto riguardava il giudizio popolare. Dopo Eroxe ha partecipato ad altri concorsi, tra cui Eroticamente indetto dalla casa editrice Graphe con il racconto “Le quattro spine” (pubblicato inedito nell’antologia che si chiama proprio Eroticamente) e con il racconto “La prima alba” al concorso Eros&Amore indetto da ArpaNet, pubblicato anche questo inedito nell’antologia omonima. Nel giugno del 2007 ha finito, dopo quasi cinque mesi di lavoro, la stesura del suo primo romanzo “Non baciarmi sulla bocca” e, dopo averlo proposto a Mariella Calcagno per la Graphe.it Edizioni, parte finalmente l’iter per la pubblicazione e, da lì, anche la collaborazione con il magazine online GraphoMania.

Ciao Valeria, ti ho conosciuto grazie al Borgonarrante diretto da Tresfor alias Saro Fronte, come hai conosciuto il mondo di Borgonarrante?
Ricerco spesso in rete siti e blog che riguardano la scrittura per proporre recensioni e interviste per il magazine GraphoMania. Borgonarrante mi era piaciuto e oltretutto Saro è stato molto disponibile a farsi intervistare. È stato davvero molto gentile.
Che tipo di lettrice sei? Inizi a leggere tanti libri alla volta magari non finendoli o ti soffermi su uno solo per volta magari rileggendolo più volte?
Purtroppo a questo proposito lascio un po’ a desiderare. A volte penso che mi stia fossilizzando un po’ troppo su un unico genere. Ho iniziato ad appassionarmi davvero tanto alla lettura quando mi è stata regalata una copia di “Justine” di De Sade.product-273943 Il libro in sé e in particolare il genere erotico mi hanno subito attratta e spesso penso di tralasciare troppo altri generi. Di solito comunque leggo un libro alla volta, anche se ne compro a decine e ogni volta che entro in libreria spendo un patrimonio. Se poi un libro non mi coinvolge nei primi capitoli però è difficile che io riesca ad andare avanti e ad arrivare alla fine.
Che rapporto hai con la televisione?
Ho un non-rapporto. Non la guardo spesso. Ormai è diventata una scatola vuota e quindi preferisco, quando ho tempo, navigare in internet, leggere o scrivere appunto. Quando sono a casa di solito mi accorgo di tenerla giusto come sottofondo.
Ti piacciono i libri di viaggio?
Non troppo. Prediligo altri generi.
Ami la poesia? Qual è il tuo poeta preferito?
Alla poesia in generale preferisco la prosa. Comunque uno dei poeti che ho letto e che mi ha appassionato è Mario Quintana, poeta brasiliano conosciuto in patria come il poeta delle cose semplici. 2040947360_5318afe85c_oUno dei pochi poeti che non ha dato spazio alla critica e che ha scritto proprio per la pura necessità di scrivere.
Ho letto un resoconto su internet sulla sua esperienza in Africa e più precisamente in Malawi di una ragazza che si chiama Valeria Ferracuti, sei tu?
Non sono io ;)
Valeria sei responsabile della sezione Interviste ai blog nel giovane blog-magazine GraphoMania, recensisci blogs, è un lavoro che ti sei scelta o te l’ hanno offerto?
La collaborazione con GraphoMania è iniziata per caso. Conoscevo Mariella Calcagno perché frequentavo un sito di scrittura nel quale lei collaborava come parte attiva. Quando è andata via da questo sito ed è entrata a far parte della casa editrice Graphe, essendo lei diventata direttrice della collana Afrodite che si occupava, appunto, di romanzi erotici, le ho sottoposto il mio romanzo. Le è piaciuto e abbiamo dato il via all’iter per la pubblicazione. Solo dopo qualche mese, con la nascita di GraphoMania, Roberto Russo direttore della casa editrice, mi ha proposto la collaborazione.
Quale blog in assoluto ti ha più stupito, commosso, sorpreso e perchè?
Devo dire che questa esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere tantissimi bravi autori che, purtroppo, non hanno lo spazio che meritano. Di blog belli ne ho incontrati molti. Posso menzionarti Attimi Eterni (
http://blog.libero.it/adorandounadea/view.php) per la straordinaria ambientazione, Thriller Café (http://thriller-cafe.blogspot.com/) per la genialità di Kick, il “barman” del blog, Elenoir (http://jelenoir.blogspot.com/) per la bravura e la fantasia dell’autrice. Una menzione d’onore va senz’altro poi a Saro e al suo Borgonarrante. Ha trovato il modo giusto per far avvicinare le persone alla scrittura unendo stile e passione, due elementi difficili da trovare in uno stesso testo. La lista però come vedi sarebbe davvero troppo lunga. Uno tra tutti, il mio preferito, credo sia comunque Appunti (http://www.remobassini.it/) , il blog di Remo Bassini. È un misto di cruda malinconia, sincerità, dolcezza. Mi ha coinvolto davvero tanto e spesso, leggendo i suoi pezzi, mi è entrato dentro emozionandomi fino alle lacrime.
Pensi che gli autori sudamericani abbiano una visione più solare e positiva dell’erotismo?
Penso che gli autori sudamericani abbiano una visione diversa, tutto qui. Forse meno poetica, e per meno poetica intendo un po’ più cruda, forse più vera. Basta leggere Almudena Grandes.40061
Per volontà di Roberto Russo editore di Graphe è nata Afrodite, che si propone di ospitare autori noti e meno noti dando voce all’eros, quanto conta nella tua vita?
La Graphe.it Edizioni inizia il suo percorso pubblicando libri a carattere religioso. Dopo la proposta di Mariella Calcagno di aprire questa nuova collana, è nata Afrodite. Che dire, un po’ come il diavolo e l’acqua santa. Il genere erotico ormai è considerato un genere a tutti gli effetti e alla casa editrice questa new entry non potrà fare che bene. Per me, ovviamente, è stato un ottimo sbocco per la pubblicazione del libro e rappresenta per me il primo passo di – spero – un lungo percorso.
“Non baciarmi sulla bocca” esce il 26 aprile, sei emozionata?
Sono più che emozionata. Non sto nella pelle. Quando mi sono arrivate le prime copie del libro e le ho potute finalmente “toccare con mano” non mi sembrava vero.Copertina_libro Può sembrare strano ma quando lavori per tanto tempo a un progetto e poi lo vedi realizzato, non solo nel suo percorso, ma anche “tridimensionalmente”, è come se avessi dato vita a qualcosa. I propri libri, per uno scrittore, sono un po’ come dei figli.
Sarai presente alla Fiera del Libro di Torino dal 8 al 12 maggio?
Sì, anche se non so ancora se come parte attiva o come semplice visitatrice.
Che libro stai leggendo al momento?
Ho appena finito di leggere “Le amicizie pericolose” di Choderlos de Laclos e che è, da pochi giorni, anche disponibile in versione digitale e gratuita sul mio sito (
http://www.mysecretdiary.it). Capolavoro della letteratura libertina e ultimo grande esemplare di narrativa epistolare, alla sua uscita nel 1782 suscitò un grande scandalo pari a pochi altri libri, moderni e non. tornaImmagine
Segui Bookwebtv la televisione dedicata ai libri diretta da Alessandra Casella?
Seguo volentieri il blog. Credo che sia un’ottimo progetto e che lasci ampi spazi agli scrittori e al popolo della rete in generale.
Isabelle Allende, è un’ autrice che conosci? Come giudichi il suo stile narrativo?
Di Isabelle Allende ho letto, qualche anno fa, La casa degli spiriti, il suo primo romanzo, e La città delle bestie. C’è da dire che praticamente in quasi tutti i suoi romanzi si sente pressante l’amore per il Cile e per il popolo cileno di cui lei, da sempre, fa parte. houseNel suo modo di scrivere c’è tanta passione, gentilezza e malinconia, ma anche tanta rabbia e frustrazione.
Cosa pensi del fenomeno dei ghost writers sei mai stata tentata di scrivere per autori famosi?
Oh beh, dovresti chiedermi cosa ne penso di chi usa i ghost writers per pubblicare libri! Ma forse poi dovresti censurarmi (rido). A parte gli scherzi, io ho sempre visto la scrittura come necessità, passione e amore per la letteratura. Mai considerata un mezzo per arricchirmi, non perché io non lo desideri ma, andiamo, ognuno ha le sue priorità... Preferisco rimanere povera e scrivere di ciò che mi piace. I ghost writers sono persone che hanno deciso di mettere il proprio talento e la propria passione al servizio di qualcuno che non ne ha o che è troppo pigro per sfruttarlo. Io personalmente li vedo come piccole crocerossine in aiuto di chi vuole vedere il proprio nome stampato su qualche copertina. Non credo che lo farei mai.
Che consigli daresti a un giovane autore non ancora pubblicato?
Di scrivere per piacere, prima di tutto, e di essere umile. Qualunque autore pensa di aver tra le mani il romanzo del secolo; molti scrittori ancora inediti fanno l’errore di pensare che sia sprecato accontentarsi di piccole case editrici e cercano di puntare sempre al massimo. Io invece consiglio di partire dal basso, entrare in questo mondo in punta di piedi e congratularsi con se stessi per ogni meta raggiunta, anche la più piccola. Non è un mondo facile e buttarsi a capofitto senza nemmeno saper bene cosa c’è al di là è un quasi-suicidio.
La responsabilità di chi fa cultura e informazione e notevole, si influenzano le coscienze specialmente dei più giovani, come affronti questa problematica?
La tv in questo senso è molto pericolosa. Anche solo il tg, che è l’informazione per antonomasia, influenza sempre il modo di pensare di chi ascolta. Tutto o quasi gira intorno alla politica e ognuno cerca di portare acqua al suo mulino. La rete è altrettanto pericolosa, anche se offre così tante indicazioni che la gente perlomeno è libera di sentire un po’ tutte le campane. Personalmente, sul mio sito cerco solo di avvicinare le persone alla lettura nella più totale libertà. C’è sempre meno gente che legge e questo non va bene.
Riguardo alle case editrici che pubblicano a pagamento cosa ne pensi?
La maggior parte degli autori sono molto restii a pubblicare i propri lavori contribuendo alle spese. Io cerco di mettermi anche dalla parte delle case editrici; è molto rischioso per loro pubblicare e investire soldi su un autore sconosciuto. E se non vende? Se alla gente non piace? Le case editrici, come gli autori, lavorano per passione ma anche, è ovvio, per soldi. È il loro lavoro ed è normale chiedere all’autore un piccolo contributo. “Piccolo” però, mi raccomando, perché credo bisogni diffidare da quelle case editrici che chiedono quote troppo alte. Chi non ha nulla da perdere naviga nella tranquillità e, se il libro non vende, a loro in quel caso andrà bene ugualmente.
Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?
Grazie a GraphoMania ho conosciuto molti autori, la maggior parte “sconosciuti” ma non per questo meno bravi. Attraverso il mio sito, invece, ho avuto la possibilità di prendere contatti con autori e autrici più famosi e letti – sempre nel campo della letteratura erotica – come Carolina Cutolo, Gisy Scerman, Valérie Tasso e Blanca Cordero, autrice tra l’altro della prefazione di “Non baciarmi sulla bocca”.
Da donna pensi sia più facile per un uomo essere scrittore o quel che conta è solo il talento?
Mi piacerebbe poter dire che in questo campo chi ha talento arriva, anche se purtroppo spesso non è così. Io credo dipenda comunque molto anche dal genere. Un autore uomo di romanzi rosa è sempre poco credibile, così come potrebbe essere più credibile nel genere giallo o noir. Anche nell’erotismo, per esempio, ci sono molte più scrittrici donne che uomini, forse perché le donne hanno una visione più ampia dell’erotismo e anche perché una buona fetta dei lettori appartiene al genere maschile. Comunque devo dire che fino a qualche tempo fa le scrittrici erano racchiuse in una cerchia molto stretta ed erano poco considerate nel mondo letterario. Basti pensare a Dominique Aury: sentendo che il suo amante si stava allontanando da lei e in reazione a un’osservazione da lui fatta, “le donne non possono scrivere romanzi erotici”, aveva iniziato a scrivere “Histoire d’O” firmandolo poi con lo pseudonimo di Pauline Réage. Il romanzo, però, venne attribuito a Jean Paulhan, suo amante, e solo una decina di anni fa, cinquant’anni dopo la stesura del romanzo, la Aury ammise ufficialmente di essere lei l’autrice misteriosa. Per fortuna ora i tempi sono cambiati.
0413771555Ti piace la letteratura cinese? Conosci MoYan?
Di Mo Yan ho letto “Grande seno, fianchi larghi”. Sono 900 pagine di storia, di Cina vera e vissuta, di donne coraggiose. La letteratura cinese guarda l’erotismo con altri occhi, come in “Il tappeto da preghiera di carne” di Li Yu: al contrario della Cina intesa come Stato, dove la sessualità è molto repressa, nei romanzi degli autori cinesi si narra sempre di un mondo senza l’angoscia del peccato della carne.
Perché secondo te i temi legati alla sessualità e all’amore fisico fanno più clamore che i temi legati alla violenza e alla guerra?
La sessualità, la pornografia, l’erotismo sono tra i temi più censurati ancora oggi e la censura, si sa, crea grande interesse. Il proibito, il condannato, l’inquisito, tutto ciò che è disapprovato e deplorato dalla critica, dallo stato, dalla religione, suscita sempre molta attenzione.
Che differenza c’è per te tra erotismo e pornografia?
Oggettivamente, la pornografia è esplicita, cruda, non lascia nulla all’immaginazione. L’erotismo, invece, si può trovare in cose che non sono esattamente rappresentabili con il rapporto sessuale: può essere erotico un bacio, una carezza, uno sguardo, un atteggiamento. Per quanto riguarda la letteratura, sono d’accordo con ciò che diceva Oscar Wilde: “non esistono racconti morali o immorali. Ci sono solo racconti scritti bene e racconti scritti male”.
op ht rewHai letto le mille e una notte?
No, mai.
Vladimir Nabokov è considerato un maestro della letteratura erotica, condividi questa affermazione?
Il grande passo di Nabokov attraverso la letteratura erotica è stato fatto con “Lolita”. Per me è un capolavoro, uno dei più bei romanzi erotici. Nonostante il romanzo venne rifiutato da molte case editrici per lungo tempo a causa della trama scottante, nelle 400 pagine di scritto non c’è una sola parola scabrosa o scena spinta. Tutto è descritto con molta poesia, è un romanzo pieno di passione e calore.
L’amante di Marguerite Duras, l’ hai letto,  che emozioni e sensazioni ti ha suscitato?
Marguerite Duras è una scrittrice molto difficile da leggere. Ha un modo di scrivere sottile, a tratti impenetrabile, quasi sfuggente. Si può perdere facilmente il filo, non trovare il punto del discorso. duras39393Ne “L’amante”, romanzo autobiografico e forse uno tra i suoi più famosi, il sesso che descrive, spesso, è accompagnato da sofferenze e dolori per la storia difficile che i due protagonisti vivono, ma è anche un rapporto vissuto al massimo, esteso, amplificato all’estremo proprio perché sanno che la loro storia è destinata a morire. La Duras non si può leggere con leggerezza, è qualcosa che ti rimane dentro.
Francesca Mazzucato definisce il genere della letteratura erotica "praticamente morto o morente", cosa diresti per contraddirla?
Mi piacerebbe poterla contraddire, ma credo purtroppo che abbia ragione. Oggi la letteratura erotica, dopo i primi grandi scrittori che hanno fatto storia come il marchese De Sade o Anais Nin,anais_nin-web è vista come squallido mezzo per arricchirsi. Basti pensare a Melissa P. e a tutto ciò che ha girato intorno a lei e allo scandalo che si è creato. Credo che oggi sia proprio questo, lo scandalo, che fa di uno scrittore erotico un bravo scrittore. Più un romanzo verrà condannato, disapprovato, biasimato e più sarà pubblicizzato, letto, venduto. Per ritornare a qualche domanda fa, oggi è l’immorale, il vizioso, il pervertito, è tutto ciò che è dissoluto, indecente, licenzioso a costruire un romanzo erotico. E non è certo una prospettiva felice.
Hai frequentato corsi di scrittura creativa?
No, mai. La scuola l’ho fatta attraverso i libri che ho letto.
Cosa pensi degli e-book?
Anche se preferisco di gran lunga avere in mano il libro in “3D”, sentire la carta tra le dita, penso che gli e-book siano un’ottima cosa. Io stessa ho aperto sul mio sito una sezione dedicata ai download gratuiti. Un libro di media ora costa sui dieci, dodici euro e non tutti possono permettersi spese del genere se i libri da acquistare sono tanti. In rete ci sono moltissimi e-book gratis e questo è un bene perché tutti, poco o tanto, hanno il diritto di perdersi nella lettura.
Il fenomeno del bookcrossing ti ha mai coinvolto?
Non personalmente, anche se penso sia un’iniziativa davvero affascinante. Sarebbe bello se il mio libro venisse lasciato e ritrovato e se passasse di mano in mano in un modo così seducente.

Sito dell'autrice: http://www.mysecretdiary.it

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categoria:valeria ferracuti
martedì, 22 aprile 2008

iannello silvia - immagine-BNSilvia Iannello è nata a Catania nel 1948. Ha fatto studi classici, è specializzata in Ematologia e in Diabetologia, ed è ricercatrice universitaria, ora in pensione, di Medicina Interna presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici ed è coautrice di libri di argomento diabetologico. Nel 2004 ha scritto un’ampia monografia in lingua inglese sulla rara sindrome di Guillain-Barre per la casa editrice americana NOVA Publishers di New York, che è stato un “bestseller”. Per i suoi meriti scientifici la sua biografia è stata inclusa nel “Who’s Who in the World” (USA) e nell’“Outstanding People of the 20th Century” (Cambridge, England). Ha ricevuto, inoltre, diversi riconoscimenti internazionali. Negli ultimi anni, si è dedicata a lavori di carattere letterario, scrivendo articoli di critica per la pagina culturale del quotidiano catanese “La Sicilia” e per il portale di letteratura “www.zam.it”. Nel 2007 ha pubblicato con la casa editrice Mursia (Milano) “Cani scritti”, che raccoglie i brani letterari più significativi dedicati al cane nella letteratura antica e moderna e che include anche dei commenti lievi e scherzosi. Il sito dell'autrice: qui
Silvia, lei è siciliana, quanto la terra di Sicilia si riflette nei suoi scritti? malavoglia_1
Sono siciliana e amo moltissimo la Sicilia. Al momento, ho sottoposto a un editore il mio secondo libro, una selezione antologica illustrata, che si avvale delle straordinarie parole del romanzo “I Malavoglia” di Giovanni Verga e delle fotografie dell’ambiente nel quale lo scrittore ha fatto vivere il suo sconsolato mondo immaginario e le sue umili creature; il tutto corredato da commenti e notizie di folclore e storia siciliana, più tanto altro ancora. Poiché ho una figlia che insegna in Inghilterra a Coventry e che ha sposato un ragazzo che insegna Statistica a Oxford, da qualche anno passo molto tempo in Inghilterra e ho iniziato a conoscerla e amarla, oltre che ad apprezzarne la grande letteratura.
Come è nato in lei l’amore per la letteratura, leggeva già negli anni giovanili o è stata una scoperta recente?
Ho sempre letto tantissimo, sin dall’età infantile. La mia cara mamma aveva una ricca biblioteca e ho letto veramente di tutto: dalle storie di Delly, ai libri di Salgari, ai gialli di Agata Christie e di Simenon, e ai romanzi dei maestri del passato che ho adorato. Mi rattrista che questi grandi della letteratura siano oggi così trascurati, perché ritengo che la lettura dei loro romanzi eterni abbia un potere enorme nella formazione degli uomini e nella protezione delle loro eredità culturali. Virginia Woolf (grande critica e scrittrice inglese, i cui saggi sono appassionanti alla stregua di romanzi) ha osservato giustamente: «…un libro dobbiamo leggerlo come se fosse l’ultimo volume di una serie molto lunga… Perché i libri sono la continuazione l’uno dell’altro, nonostante la nostra abitudine a giudicarli separatamente». Ciò significa che chi non conosce i classici ha inevitabilmente una cultura monca. Proprio per questo, con i miei articoli - nell’ambito di un intento anche didattico, divenuto oramai una mia forma mentis - ho sempre tentato di risvegliare l’interesse del pubblico giovanile per i grandi autori caduti nel dimenticatoio.
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Lei essenzialmente è una scienziata, utilizza il metodo scientifico anche per la critica di testi letterari?
Nella mia antologia commentata “Cani scritti”, ho tentato di affrontare in maniera lieve degli argomenti difficili, usando anche quello sguardo scientifico di medico e ricercatore universitario al quale sono abituata. D’altra parte, tra la ricerca scientifica e la critica letteraria esistono molti punti in comune: entrambe cercano di riportare alla superficie delle verità nascoste. Jean Starobinski, filosofo e grande critico letterario ginevrino, uno degli ultimi umanisti e il padre della “nouvelle critique”, - guarda caso - ha sia una laurea in lettere che una in medicina, e nel metodo critico mescola gli strumenti dell’arte, della musica e della linguistica con quelli della scienza (compresa la medicina). Tra l’altro, la mia posizione nella critica letteraria è umile e modesta, consistendo nel condividere le impressioni comuni, da lettrice entusiasta che parla ad altri lettori, al di fuori dei paludamenti eruditi dell’accademia. La mancanza di una sovrastruttura culturale non è poi un male, perché impedisce gli eccessi del critico di professione (che spesso liquida impietosamente tutto ciò che non ama o non gli piace) e perché consente forse un giudizio individuale più indipendente.
C’è creatività nella stesura di testi scientifici o più che altro domina il rigore scientifico e la meticolosità?
C’è grande creatività sia nella ricerca scientifica che nella stesura degli articoli scientifici, come c’è meticolosità e rigore scientifico nella scrittura letteraria. Senza il mio ricco background di articoli e libri scientifici, non avrei sviluppato certamente una certa abilità critico-letteraria che consiste anche, tra l’altro, nel dominare una grande quantità di fonti e documenti. Fermata da un grave problema di salute, ho ritrovato una sorta di rinascita nella letteratura e nella scrittura; viceversa, ho sviluppato una sorta di ripulsa totale per tutto ciò che riguarda la Medicina, l’Ospedale e l’Università.
Trova difficoltà a scrivere in inglese?
Per la scrittura dei miei articoli scientifici in inglese, ho avuto poche difficoltà perché ho sempre scritto per riviste straniere (le sole considerate degne di attenzione in ambito scientifico) e perché ho usato un linguaggio elementare ricco di termini medici familiari. Avrei, invece, delle serie difficoltà nella stesura inglese di un testo letterario! 
Coca cola no, me ne parli.
Sono contenta di questa domanda perché mi consente di chiarire un importante equivoco. Non è mio, purtroppo, il fortunato libro “Coca Cola no”, che è invece il frutto di un’esperta d’Economia, mia omonima. Purtroppo BOL e IBS attribuiscono i due libri “Cani scritti” e “Coca Cola no” a un’unica persona. E il danno credo sia tutto per la ben più nota economista Silvia Iannello!
Quali libri preferisce di Thomas Hardy, in che modo il suo stile o le sue tematiche l’hanno influenzata? copj13
Di Hardy ho letto “Via dalla pazza folla”, ispirato alla durezza del lavoro agricolo e al mito ideale della vita agreste che accompagnò lo scrittore durante tutta la vita. Ho letto anche “Tess dei d’Ubervilles” e “Giuda l’oscuro”, testi tremendi perché nutriti di un senso sconfortato della vita e segnati drammaticamente dalla fatalità del Destino e dalla furia cieca delle passioni. Trovo, però, molto attuale l’eterna aspirazione dei suoi umili protagonisti a una impossibile elevazione sociale, in balia del contrasto tra Bene e Male e del conflitto tra la vita desiderata (alta e spirituale) e quella reale (squallida e orrenda) a cui li costringe il fato. L’opera di Thomas Hardy rivela i sentimenti di un uomo deluso e scoraggiato, che visse sulla sua pelle la crisi di vivere e scrivere a cavallo tra il tramonto del mondo vittoriano e l’alba del Modernismo del Novecento. Anche noi stiamo vivendo una forte crisi di fine e inizio secolo!
Camilleri GMi parli di Camilleri e del suo mondo, la realtà siciliana è davvero come lui la descrive?
Camilleri mi piace tanto per il suo strano dialetto siciliano, italianizzato e personalizzato, che rappresenta nello stanco panorama italiano un’originale innovazione linguistica. Debbo, però, ricordare che qualcosa di simile esisteva già in Verga, che a un certo punto della sua carriera letteraria rimise indietro l’orologio e si riaffacciò al primitivo mondo isolano dell’infanzia, divenendo - come scrisse egli stesso - «un narratore popolare… camaleontico... che assume di volta in volta la maschera di tutti coloro che entrano in scena… e si identifica coi loro pregiudizi e le loro credenze». Egli riuscì a ricreare con successo il primitivo linguaggio degli umili. In un’intervista, Andrea Camilleri ha detto che per lui l’italiano è la lingua della ragione mentre il dialetto è la lingua del cuore; credo che sia così anche per me. La sua realtà siciliana consiste soprattutto nei suoni dialettali straordinari che riempiono i suoi racconti e che stranamente piacciono tanto anche Nord dell’Italia e all’estero! Mi chiedo, con stupita curiosità, in che modo i diversi traduttori riescano a rendere il tipico dialetto siciliano in una lingua straniera. Credo che, purtroppo, a Camilleri abbia nociuto il grande successo editoriale che ne ha fatto un autore di consumo e che ha spinto i critici a considerarlo poco: da sempre, essi credono che il successo di massa non possa coniugarsi con la qualità letteraria.
Il ruolo della letteratura femminile dell’Ottocento, pensa che autrici come Grazia Deledda abbiano fatto molto per l’emancipazione femminile in Italia?deledda
Grazia Deledda è il simbolo della condizione della donna italiana (o meglio isolana) di fine Ottocento. Era nata, infatti, in una Sardegna arretrata ma da un padre commerciante e piccolo proprietario terriero, colto e interessato alla cultura; nonostante tutto ciò, Grazia visse un grande isolamento culturale, riuscendo a completare soltanto gli studi elementari, in obbedienza alle regole del tempo in base alle quali i figli maschi studiavano mentre le figlie femmine si preparavano per un buon matrimonio. Grazia contrastò questi pregiudizi maschilisti con forza di volontà, coraggio e perseveranza, combattendo la sua estrema timidezza e coltivando il suo italiano letterario per quello che avvertiva come un destino ineluttabile: la scrittura. In famiglia fu malvista a causa della sua attività letteraria che aveva suscitato lo scandalo nel chiuso mondo provinciale sardo. Da autodidatta lesse di tutto con voracità, sviluppando una lenta e goffa maturazione intellettuale e costruendo la propria carriera culturale su basi inesistenti. Per sua fortuna, nel 1900, mentre si trovava a Cagliari, non più giovanissima, Grazia conobbe e sposò l’impiegato statale Palmiro Madesani (che fu un marito moderno e illuminato), trasferendosi a Roma dove risiederà per il resto della vita. Questo matrimonio le consentì di uscire finalmente dal culturalismo regionale sardo - da quella romantica sardità che era sì una ricchezza ma anche un limite - e di aprirsi a una letteratura più ricca e più colta. Conquistando fama mondiale e il Nobel per la letteratura nel 1926, la Deledda ci ha dato la dimostrazione di come (nonostante una certa incultura di base) il talento, la tenacia e il carattere - e che carattere! - possono essere in grado di superare tutti i più arcaici pregiudizi e le più bieche convenzioni di provincia.
Il romanzo poliziesco nasce come una costola del romanzo d’appendice dell’ottocento; in un suo articolo lo fa risalire allo scrittore statunitense Edgar Allan Poe che scrisse il primo racconto giallo della letteratura “Il manoscritto in una bottiglia”. Pensa che Poe fosse più dotato come poeta o come narratore?
Trovo che Edgar Allan Poe sia uno scrittore grandissimo sia per la “Storia di Arthur Gordon Pym” che si riallaccia alla tradizione anglosassone del viaggio, sia per i suoi racconti (la storia breve era quella che più amava per la concisa brevità), tutti ispirati alla tradizione popolare del romanzo “Gotico”, che seppe riempire di temi fantastici e bizzarri, di terrore e tormento, di orrore e soprannaturale. Del Poe poeta, conosco poco ma ricordo la bellissima popolare poesia “Annabel Lee”, che rappresenta in modo autobiografico il dramma personale dell’autore (quello della giovane moglie morta di tisi prematuramente). In questa poesia, scritta nel 1849 e pubblicata proprio due giorni dopo il tragico decesso del suo autore, nella forma narrativa di una filastrocca infantile, il poeta pieno di rabbia piange la morte dell’amatissima sposa e canta il ricordo imperituro di questo amore immortale, e senza riuscire ad accettare la separazione, al di là della morte (contro gli angeli e contro i démoni), trasforma la tomba in letto nuziale cercando di raggiungere nella morte l’“amante perduta”.
jane_austen_1Jane Austen una delle più grandi scrittrici europee di tutti i tempi, piena di buon senso, humour inglese e amore per l’indipendenza, “Orgoglio e pregiudizio” che emozioni le ha dato? La sua Elizabeth Bennet in un certo senso è un antesignana di tutte le eroine della narrativa moderna?
Da adolescente mi dilettavo nella lettura di Jane Austen, l’antesignana meno romantica e più nobile della letteratura rosa, e trovavo deliziosi i suoi testi (ho tentato anche di leggere qualche suo romanzo in lingua originale, perché ha una prosa piuttosto semplice ed elementare). In un suo piccolo saggio su Jane Austen, Virginia Woolf riporta su Jane il giudizio di una contemporanea della scrittrice: «la più carina, la più sciocca  e più affettata farfalla in cerca di marito ch’io abbia mai conosciuta»; un’altra amica del suo tempo aveva scritto invece: «Un bello spirito, una disegnatrice di caratteri, che però non parla, è veramente qualcosa che fa paura!». Ci dice ancora la Woolf: «Incantevole ma perpendicolare, amata in casa sua ma temuta dagli estranei, viperina di lingua ma tenera di cuore... questa ragazza di quindici anni, seduta nel suo angoletto privato del salotto comune, non scriveva per far ridere il fratello e le sorelle, cioè per il consumo domestico. Scriveva per tutti, per nessuno, per la nostra epoca, per la sua... La ragazza di quindici anni ride, nel suo angoletto, di tutto il mondo... a quindici anni non si faceva molte illusioni sugli altri, e nessuna su se stessa.». Non si possono esprimere con parole più indovinate la personalità, la vita e l’infelicità di fondo di Jane Austen, e tutto ciò che ha scritto, compreso “Orgoglio e Pregiudizio”, privo di dramma ma avvincente e pieno di acre satira. Le eroine di Jane Austen, compresa Elizabeth Bennet, erano intelligenti, autoironiche e piuttosto indipendenti nel giudizio ma non erano molto moderne, perché erano ancora calate perfettamente nell’ambiente di fine Settecento, ricco di convenzioni che la Austen accettava (e in cui credeva), di pranzi, frivoli balli, e gite in campagna. Bisogna arrivare alla francese Emma Bovary e alla russa Anna Karenina per sentire il soffio della modernità, la crisi e il tormento della donna dell’Ottocento. E bisogna giungere, poi, sino all’americana Jo March, piena di fantasioso talento e di umoristico anticonformismo, in “Piccole donne”, per trovare - dietro l’apparenza di una sdolcinata saga familiare, grondante sentimenti piccolo-borghesi e intenti educativi - nuovi e più moderni comportamenti femminili.
Ritiene la letteratura rosa un genere minore? Perché secondo lei molte donne si vergognano di leggere libri rosa, pensano che sia un segno di debolezza mostrare i sentimenti, che ciò pregiudichi il loro ruolo di donne forti ed emancipate?
Ritengo che il romanzo rosa sia l’umile erede del “romanzo sentimentale”, relegato come genere in un ambito di sottocultura nonostante le vendite altissime in tutto il mondo (di ieri e di oggi). Le giovani donne si sono passati questi libri di generazione in generazione, spesso leggendoli di nascosto e vergognandosene nella consapevolezza di subire una nascosta manipolazione. E’ letteratura di donne per le donne, che si nutre di sogni e che sogni impossibili alimenta, riconoscendo nell’amore il problema femminile prevalente. Nessuna legittimazione è riconosciuta a questa letteratura considerata di serie B dalla critica letteraria; eppure, anche soltanto come fatto sociologico di costume e di consumo questa letteratura alternativa andrebbe valutata. I romanzi rosa, consolatori di una rassegnata situazione femminile, sono forieri di devastanti disillusioni col loro conformismo e le loro trame rigide e ripetitive. I personaggi sono creati su archetipi ormai superati: la protagonista, bella e pura (non sempre intelligente), che si realizza in un virtuoso e conveniente matrimonio; l’antagonista, bella e moderna ma considerata cattiva, che frappone mille ostacoli; l’eroe, prestante e altezzoso (lui sì, intelligente e realizzato) che è un uomo plasmato sul polveroso mito del superuomo dannunziano. Sono appena più moderne le storie di Maria Venturi e Sveva Casati Modignani, che hanno raccolto il testimone da Delly e Liala. Nonostante tutto, ritengo la letteratura rosa un genere degno di attenzione e utile, avendo il merito di avvicinare alla lettura anche un pubblico semplice (leggere è pur sempre un bene per lo sviluppo dei sentimenti umani). Nell’odierna cultura di massa, purtroppo, anche questa lettura è venuta meno, sostituita dalla visione dei “reality show” ove il modello proposto è altrettanto diseducativo: quello di una protagonista sempre molto bella ma non virtuosa né tanto meno intelligente o emancipata. 
In suo articolo cita una poesia di Auden “Funeral blues”, citata nel film inglese “Quattro matrimoni e un funerale” del 1994 durante un’elegia funebre, cosa in questa poesia l’ ha più colpita? k8491
Omosessuale dichiarato, Auden - che sognava una stabilità amorosa impossibile e che ebbe due lunghe relazioni, che furono anche un «gioioso» sodalizio letterario - ha scritto una delle più belle e note poesie sulla fragilità della vita e dell’amore, “Funeral blues”, recitata appunto nel film inglese di Mike Newell durante l’elegia funebre di Charles per la morte dell’eccentrico compagno Gareth: «Fermate tutti gli orologi/isolate il telefono…/portate fuori il feretro…/Lui è morto…/Lui era il mio nord, il mio sud,/il mio est e ovest,/la mia settimana di lavoro/il mio riposo la domenica,/ il mio mezzodì, la mezzanotte,/la mia lingua, il mio canto./Pensavo che l’amore fosse eterno/e avevo torto./Non servono più le stelle,/spegnetele anche tutte, /imballate la luna,/smontate pure il sole…/perché ormai nulla può giovare». La trovo potente e tristissima!
Del gruppo Bloomsbury faceva anche parte lo scrittore Edward Morgan Forster, conosciuto per Casa Howard e Camera con vista, pensa che quella generazione di scrittori inglesi che risiedeva in Toscana e venerava l’arte abbia avuto una giusta visione dell’Italia?
Nella metà dell’Ottocento, Firenze ospitava una vivace e colta comunità anglo-americana, costituita da artisti e letterati che preferivano Firenze a Roma, al tempo infestata dalla malaria e quindi malsana. Molti furono, per esempio, gli intellettuali che gravitarono nella cerchia formatasi attorno ai due poeti vittoriani di successo Robert Browning ed Elizabeth Barrett, tra i quali ricordiamo William Thackeray, Nathaniel Hawthorne, Henry James, e più tardi Edward Forster, i quali tutti s’ispirarono agli stupendi panorami di Firenze. Colpiti dal “virus toscano”, vivevano l’Italia con una consapevolezza particolare e con un punto di vista liberale. A tutti loro dobbiamo il mito imperituro della Toscana, che ancora esiste forte e vivo nel cuore degli anglosassoni.
4560Nabokov autore di Lolita libro da cui fu tratto il film omonimo di Stanley Kubrick sceneggiato dallo stesso Nabokov con James Mason e Sue Lyon pensa sia uno scrittore onesto con i suoi lettori?
In “Lolita” (pubblicato nel 1955 a Parigi per motivi di censura), Nabokov in modo disincantato demoliva miti e tabù sessuali americani con una storia di passione trasgressiva e quasi incestuosa, nella quale forse c’era qualcosa di autobiografico, perché anche lo scrittore (come il protagonista, il professore inglese Humbert Humbert in odore di pedofilia) fu sempre attratto dal «fascino elusivo… dalla grazia torbida» delle giovanissime. Nell’infelice Humbert, si nascondeva ovviamente il lato oscuro di Nabokov! Non so se egli sia stato uno scrittore onesto con i suoi lettori; certamente, era un individuo strambo, un nomade senza casa (visse per anni in albergo) e uno snob bizzarro, affetto da insonnia cronica, che si curava così poco del suo pubblico da dire: «Scrivo per piacere a un solo lettore: me stesso». 
Edith Wharton autrice di romanzi come l’età dell’innocenza, i ragazzi, ha lasciato l’America e il suo perbenismo per trasferirsi in Francia. Il tema dell’esule è comune nella storia della letteratura, lo prenderebbe come spunto per la stesura di un suo romanzo?
Edith Warton fu un’altra americana affascinata dal vecchio mondo, e dal 1906 si trasferì a Parigi ove visse a lungo, ritornando in America soltanto eccezionalmente. Prima donna nella storia a vincere il Pulitzer, diede inizio alla denuncia dei ceti privilegiati americani di fine secolo e dei loro manierismi rituali, in quella New York che si avviava a divenire una grande e caotica metropoli e che vedeva nascere una nuova e spregiudicata élite economica, insopportabile e deprecabile come la precedente. Anche due grandi italiani hanno affrontato il tema dell’esilio: Verga e Pavese.0451527569.01 Alla fine de “I Malavoglia”, Aci Trezza assiste indifferente e impassibile alla  dolorosa partenza di ‘Ntoni che si allontana, sentendosi esiliato per sempre da quel porto di pace costituito dalla casa, dalla famiglia e dal paese. A proposito del concetto di “paese”, all’inizio del romanzo “La luna e i falò”, Pavese ha scritto: «Questo paese... ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo... Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli...». E l’emigrato, andando via, spera di andare verso «un paese più bello e più ricco» e di placare «la rabbia di non essere nessuno» ma, quando finalmente ritorna, comprende che non appartiene più alla casa che ha lasciato perché l’altro mondo lo ha cambiato profondamente. Il tema dell’esule sarebbe certamente di grande interesse per la scrittura di un romanzo; purtroppo, io non ho sufficiente fantasia per scrivere un romanzo! Mi accontento quindi di analizzare e portare alla luce i segreti dei romanzi degli altri.
Nazim Hikmet  uno dei più amati poeti turchi maestro di una poesia lirica e struggente in cui l’amore per libertà e la lotta all’oppressione si traducono in termini semplici e di uso quotidiano. Pensa che la semplicità sia la dote più difficile da possedere per uno scrittore?
Hikmet ha scritto sempre e solo in turco perché voleva essere compreso dai suoi compatrioti; e la sua poesia è un elegiaco canto d’amore che racconta i suoi ideali, la terra natia, la patria adottiva, l’amore e il forte presentimento di morte. Per il poeta in carcere, l’amore è schiavitù e libertà, patria e nostalgia; e l’amore per l’amata è anche amore per il suo popolo («I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi.../verrà un giorno, mia rosa, verrà un giorno/che gli uomini si guarderanno l’un l’altro/fraternamente/con i tuoi occhi, amor mio...». Ignorato dalla critica che egli stesso rifiutava, fu amato dai lettori ai quali gettò un ponte d’amicizia, usando i suoi versi semplici come un mezzo per ridare dignità al suo popolo oppresso. Poesie dLa sua semplicità è piena di fascino e lo scrivere semplicemente è una dote da coltivare, perché è la sola che consente di giungere al cuore dei lettori.
Ha un agente letterario? Per lei è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?
Non ho un agente letterario, perché penso di poter riuscire a gestire tutto da sola (ho un’esperienza più che trentennale di rapporti difficili con revisori implacabili ed editori di tutto il mondo).
Le piace la letteratura russa?
La adoro! Nutro un vero culto per Fiodor Dostoevskij, di cui ho amato “Umiliati e offesi” e “L’idiota”. I suoi grandi temi di pietà sociale, di forza e nobiltà d’animo, di grandezza del sacrificio, e di possibilità di redenzione hanno influenzato il mio sentire e il mio modo di vivere.
Cosa sta leggendo al momento?
Ho al momento nelle mani un ponderoso volume di quasi 700 pagine: “La saga dei Forsyte”, che include i tre romanzi in versione integrale di John Galsworthy, premio Nobel nel 1932, dedicati alla storia di tre generazioni di una rispettabile famiglia di stampo vittoriano che - raggiunta la ricchezza con gli affari - protegge la proprietà, il benessere e i privilegi con tenace senso di clan e con gelosa precauzione. La serie ha costituito l’alternativa inglese ai “Buddenbrooks” di Thomas Mann. Potrebbe sembrare un mattone, è invece una lettura di grande fascino e soddisfazione!
Legge i quotidiani ogni mattina, le piace il giornalismo?
Sono abbonata al mio quotidiano cittadino “La Sicilia”, e saltuariamente leggo “La Repubblica” e “L’Espresso”. Amo il giornalismo che mi ha permesso di dare una svolta alla mia vita, rendendola molto diversa ma intellettualmente più ricca e piena di soddisfazioni.
Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?
Credo che sia una domanda difficilissima a cui sia impossibile rispondere, perché si tratta di un’alchimia complessa e imponderabile, che spesso sfugge al controllo dello stesso scrittore. Il buon scrittore dovrebbe avere un progetto narrativo interessante e saper mettere a contatto il lettore col mondo degli altri: raccontando la vita e le passioni, egli dovrebbe raccontare la nostra vita e le nostre passioni, abbracciando una moltitudine di sentimenti e rappresentandoli con sensibilità. Egli deve saper adoperare parole dense di significato e valenza universale e deve fare un uso esperto e sapiente di tutti gli strumenti letterari.
Ha relazioni d’amicizia con altri scrittori?
No, se si prescinde dai colleghi accademici, autori di libri scientifici. Ho conosciuto bene, però, un grande uomo, poeta-scrittore di altissimo livello, Antonio Corsaro: era un sacerdote ed è stato il mio professore di lettere al liceo (un liceo religioso femminile). Egli ha guidato noi allieve nel conoscere la letteratura moderna; ci ha portato alle mostre di pittura; ci ha condotto per mano al “Piccolo Teatro” di Catania (nella cui produzione era coinvolto), facendoci conoscere e capire, nei lontani anni ‘60, il quasi sconosciuto teatro d’avanguardia di Ionesco, Brecht, Beckett, Pinter, etc. Tra l’altro, egli ha anche celebrato il mio fortunatissimo matrimonio! 
Quali sono i suoi scrittori preferiti?
Mi piacciono tutti i grandi classici, indistintamente; tra i più moderni, prediligo Virginia Woolf, Thornton Wilder, Thomas Mann, Hermann Hesse, Isabel Allende, Arundathi Roy, José Saramago, Gabriel Garcia Màrquez, e molti altri ancora. 
Quale opera teatrale di Shakespeare preferisce?
Mi piace “Romeo e Giulietta”, così piena di quella passione che supera qualsiasi riserbo e ostacolo, che non consente a nulla e a nessuno di interferire, e che non teme neanche la morte. Mi piacciono però anche i suoi sonetti (li ho anche tradotti per una raccolta antologica in preparazione), che costituiscono senz’altro il più importante Canzoniere inglese vicino ai nostri gusti e alla nostra sensibilità; essi furono dedicati in parte a un “biondo amico (fair friend)” giovane e bello (probabilmente l’amico e mecenate conte di Southampton, e questo ha fatto nascere le voci di una presunta omosessualità di Shakespeare), e in parte a un’amica misteriosa e volubile, la “dama bruna (dark lady)”.  
Quali consigli darebbe ad un giovane scrittore all’inizio della sua carriera?
Sono ancora troppo inesperta per dare consigli. Una cosa mi sembra però importante: l’autenticità, che è il solo ingrediente capace di conferire al testo il tono della verità. Molta letteratura italiana moderna ha una falsità di toni e un’artificiosità di costruzione che mi dà fastidio.
E’ stato difficile pubblicare il tuo primo libro di narrativa? Che differenza c’è tra l’editoria scientifica e l’editoria divulgativa?
Non è stato molto difficile, perché ho avuto la fortuna di intercettare una casa editrice seria e autorevole (la Mursia), che da anni è interessata al mondo canino con la serie di libri dedicata al cane “ArCANI”. Esistono comunque profonde differenze tra l’editoria scientifica e quella divulgativa. Nella prima, ci sono rispetto e considerazione per l’autore, che viene informato con sollecitudine quando la casa editrice ha ricevuto il manoscritto e quando è stata effettuata la valutazione; inoltre, l’intrusione nel testo è minima (si fidano dell’autore e a lui si affidano!) e i tempi di pubblicazione abbastanza brevi. Nell’editoria divulgativa, invece, l’autore è allo sbando e riceve qualche informazione soltanto in caso positivo, mentre un piccolo riscontro via e-mail con un piccolo formale testo precostituito non sarebbe poi tutta questa grande fatica e toglierebbe dall’ansia l’autore. Anche il rispetto per il testo è inferiore, per non parlare dei tempi di pubblicazione che sono molto più lunghi.  
I suoi libri sono tradotti anche in altre lingue? Lo fa personalmente o si affianca a traduttori professionisti?
Ho pubblicato in lingua inglese soltanto i libri scientifici, che vengono scritti da me direttamente in inglese.
Cosa pensa del fenomeno dei ghost writers? Le è mai successo di sentirsi proporre di scrivere per conto d’altri?
Non ho nessuna esperienza in proposito ma in ambito universitario esiste l’abitudine inveterata di inserire il nome del figlio del barone universitario nei lavori degli altri: ci sono neolaureati figli di papà, che hanno centinaia di lavori scientifici di cui non sanno nulla. Mi sono sempre opposta a questa pratica indegna e immorale, pagandone lo scotto: sono stata nota e premiata all’estero, oscurata in Italia.
“Cani scritti”,  il migliore amico dell'uomo nelle più belle pagine della letteratura mondiale. La pet therapy trova impieghi mirati nella cura di diverse malattie, lei pensa che le malattie nascano prima nell’anima che nel corpo?
Le malattie psicosomatiche certamente nascono prima nell’anima che nel corpo. Le malattie organiche evolvono invece a prescindere dell’aspetto psicologico; le reazioni psichiche individuali possono però interferire sull’andamento dello stato patologico, attraverso un impegno più attivo nella lotta contro la malattia e attraverso un aumento dei poteri di difesa indotto da un atteggiamento di positività. La pet therapy oggi è considerata un buon ausilio nella cura di molte malattie dell’anziano, quali la depressione nervosa e l’ipertensione arteriosa (è stato dimostrato che carezzare un animale riduce i valori della pressione arteriosa).

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categoria:silvia iannello
venerdì, 18 aprile 2008

ManuepiccoliGiornalista professionista e appassionata fotografa, ha scritto per più testate della stampa ticinese e ha collaborato con "Il Giornale" di Milano, come corrispondente dalla Svizzera di lingua italiana. Attualmente lavora nella redazione del settimanale d'approfondimento "Azione" e produce servizi fotografici e giornalistici anche come free lance. Il suo libro d'esordio è stato "L'angelo apprendista" (2005), quindi ha pubblicato "Un caffè a Kathmandu" (2006), mentre il suo ultimo prodotto editoriale è "Un gigolo in doppiopetto" (2007).

Com’è nato in te l’amore per la scrittura?
Non è l’amore per la scrittura ad essere nato in me, sono io ad essere nata con l’amore per la scrittura: fra diari, pensieri lasciati a mozzichi su foglietti, paginate di romanzi appena iniziati già da ragazzina, tanto per far ordine in storie quotidiane, fogli su fogli scribacchiati con appunti di riflessioni, che mi divertivo a trascrivere per organizzarle e trovare così una risposta a tante domande che mi ponevo da sola, ho decine di centimetri di carta scritta solo per l’amore che ho per la scrittura.
Giornalista professionista, viaggiatrice, fotografa, scrittrice come concili i tuoi molteplici interessi?
A dire il vero queste quattro attività sono molto legate l’una all’altra e quindi è molto facile conciliarle, anzi, sono convinta che l’una sia una condizione per far sopravvivere l’altra e viceversa. Il problema in questo caso, quindi, non sussiste, mentre è altrettanto vero che più aumenta la passione per il mio lavoro e più è difficile conciliare gli impegni con altri interessi. E in particolare mi riferisco a una passione sportiva che fino a una decina di anni fa si trovava al primo posto nella mia vita.
Raccontami dei tuoi studi di giornalismo, come hai iniziato, quali sono stati i tuoi maestri?
L’elenco di “studi e maestri” a un giornalista servono per fornire delle credenziali, giusto? Ebbene io non ho credenziali da vantare; sono una giornalista atipica, perché a differenza della maggior parte dei miei colleghi, e di certo a differenza di tutti i colleghi che conosco della mia generazione, sono riuscita – seppure attraverso una gavetta degna di questo nome – a guadagnarmi l’iscrizione nel registro professionale senza avere titoli di studio superiori, ma solo per determinate doti che i miei “maestri” mi hanno riconosciuto. Oggi ci sono molti laureati che finiscono a fare i giornalisti come attività di ripiego, spesso per il fatto che non riescono a trovare un’occupazione come professori; io invece ho lottato proprio per riuscire a ritagliarmi uno spazio in questo mondo che corrispondeva ai miei sogni.
Cosa ne pensi del giornalismo spettacolo che fa dei giornalisti delle star sul modello americano di intrattenimento?
Associo il giornalismo spettacolo da intrattenimento solo al gossip, quindi dovrei esprimere un giudizio su questa espressione giornalistica più che sulla tendenza televisiva. E a tal proposito mi sento di dire solo che non rientra nel mio genere preferito.
Hai fatto la gavetta per diventare giornalista: ricordi un episodio bizzarro?
Più che bizzarro ricordo un paio di episodi che da subito mi fecero capire che avevo scelto la mia strada. La prima riguarda il fatto che sin dall’inizio mi è capitato di trovarmi spesso nel posto giusto al momento giusto. Ad esempio la prima volta che misi piede in una redazione con un contratto (temporaneo ovviamente) mi sono ritrovata in mezzo a una bella emergenza: un’esondazione storica che ci costrinse per un paio di settimane a recarci in redazione con le barche, per riuscire a documentare quell’immensa ondata di notizie. Un’altra volta invece mi ritrovai, non ancora praticante, con un collega che invece praticante almeno lo era, di domenica, da soli a dover scrivere una pagina di cronaca locale e due pagine speciali per un omicidio avvenuto proprio nella nostra città. Finimmo di scrivere a mezzanotte e per la grande soddisfazione dalla nostra redazione ci recammo direttamente nella città in cui veniva stampato il giornale per poter assaporare il piacere di vedere il risultato del nostro faticoso lavoro direttamente dalle prime copie del quotidiano ancora fresco d’inchiostro. E il direttore che ci incontrò per i corridoi vedendo i “due di Locarno” prima di complimentarsi con noi ci disse: “A eccoli i due rintronati di Locarno. Guardate qui: avete scritto in un titolino Preventino invece di Preventivo…”. Ci rimanemmo malissimo, se non fosse che subito dopo stappò una bottiglia di spumante per festeggiare il bel servizio.
Consiglieresti a giovani italiani di trasferirsi nel Ticino?
Per farci un giretto turistico, certamente. Per cercare lavoro, oggi, no. Purtroppo dal 1995 ha preso il via un processo (legato anche alle questioni relative all’Europa Unita e quindi agli accordi bilaterali) che ha messo in ginocchio l’economia locale, in Ticino ancor di più che nel resto della Svizzera. Purtroppo molti non riescono a trovare lavoro. Tant’è che è aumentata la disoccupazione, e ancor di più sono cresciuti i casi sociali, ma soprattutto sono aumentati i disabili per problemi psichici intesi come depressioni per perdita di lavoro, fallimenti e situazioni economiche sempre più precarie. In altre parole presto, almeno nel nord d’Italia, si potrebbe assistere più probabilmente a un’inversione di tendenza: saremo noi, svizzeri, a diventare transfrontalieri e pendolari. D’altronde l’euro si è rafforzato molto e potrebbe diventare quindi interessante anche da un punto di vista salariale.
Sarai presente alla Fiera del Libro di Torino dal 8 al 12 maggio?
Mi piacerebbe farci un giro, quindi molto probabilmente sì. Mi sto organizzando per ritagliarmi una giornata intera per la trasferta.
Che libro stai leggendo al momento?
Libro? Ops, direi libri. Ecco l’elenco: “Elogio della disciplina” di Bernhard Bueb; “Lo hobbit” di John Tolkien; “Tutto Sherlock Holmes” di Arthur Conan Doyle; “Intelligenza sociale” di Daniel Goleman; “Don Chisciotte della Mancha” di Miguel de Cervantes; “La danza della realtà” di Alejandro Jodorowsky; un vecchio libretto di racconti di Luigi Pirandello, di cui in questo momento non ricordo il titolo, “El principe de la niebla” di Carlos Ruiz Zafon in spagnolo e... mi sembrano tutti, forse.
Quali sono i tuoi scrittori preferiti?
Non ho uno scrittore preferito. Mi piace variare, anche se delle predilezioni le ho: mi piacciono i classici, ma anche le storielle happy-end, amo i gialli, ma non sopporto quelli ad alta tensione (troppo sensibile, ahimé), non amo molto le biografie, mentre adoro i saggi a sfondo psicologico o filosofico. Non ho mai letto un vero fantasy (Lo Hobbit è il primo), ma adoro i libri d’avventura.
Cosa pensi del filone New Age?
In realtà non lo amo molto (anche se mi sono piaciuti ad esempio libri come “La profezia di Celestino” & Co). Ed è un fatto strano se si pensa che il mio primo libro (L’angelo apprendista) è stato etichettato proprio come “spirituale” e “new age”. Detto tra noi forse non è stato capito interamente. Ma non importa: una volta scritto e pubblicato, un libro diventa di proprietà dei lettori, quindi...
ApeironlogoParlami dell’associazione Apeiron.
È un’associazione non governativa che ho avuto modo di conoscere attraverso il suo fondatore, Sauro Somigli, maestro di karate che ho seguito anche in un’esperienza diretta come attivista in Nepal. È grazie a lui, e ad Apeiron, che ho avuto lo spunto di scrivere “Un caffè a Kathmandu”, di cui il 50% degli incassi dalle vendite viene devoluto proprio a favore dei progetti di Apeiron, che si occupa anche del recupero dei bambini di strada.
Sei stata in Nepal, che divario c’è tra il Nepal turistico e quello di tutti i giorni con la realtà dei bambini di strada?
Enorme. A volte mi sorprende chiacchierare con chi il Nepal l’ha conosciuto turisticamente. Anche perché in genere chi si reca a Kathmandu lo fa solo per pochi giorni, il tempo di organizzare la spedizione verso le vette: il Nepal qui, in Europa, infatti, è sinonimo di patria delle nevi eterne, aria pulita e acqua cristallina, che poco hanno da spartire con la povertà dei bambini di strada, l’inquinamento della città, la sporcizia e i pidocchi...
Fai ricerche sul campo? Come ti documenti per i tuoi libri?
Anzitutto dipende dal libro. Per il primo non ho dovuto fare nessuna ricerca. Per “Un caffè a Kathmandu” invece, come detto, ho avuto modo di toccare con mano quella realtà che ho poi descritto, sebbene nomi e termini locali sono stati attentamente ripresi da una carta geografica. Per “Un gigolo in doppiopetto”, invece, mi sono basata su un servizio giornalistico e quindi mi sono “documentata” attraverso interviste e dati statistici reali per descrivere il fenomeno: d’altronde prima di essere romanzo è un reportage narrativo. Ma se potessi avere a disposizione settimane di trenta giorni dedicherei molto più tempo per documentarmi: sono certa che il successo di alcuni scrittori si celi proprio dietro la possibilità di dedicare molti mesi a documentarsi prima di iniziare a scrivere... Un sogno che per ora non mi è possibile realizzare.
Hai lavorato come fotografa per la rivista "Il nostro paese" della Società ticinese per l’arte e la natura, com’è una redazione giornalistica dal suo interno?
Lavoro tuttora per questa rivista, ma solo come freelance, mentre l’esperienza in redazione l’ho maturata dalla gavetta fino ad oggi, che lavoro con contratto per il settimanale Azione: mi reco in redazione tre giorni alla settimana. Che dire? È decisamente più divertente fare la reporter in giro per il mondo. Tuttavia mi piace vivere questa professione a 360 gradi.
schizzosenzacaffettieraHai partecipato al progetto “Un libro in aiuto” collana a scopo benefico della casa editrice romana Progetto Cultura 2003, che devolve parte dei proventi in beneficenza. Credi molto nell’editoria solidale?
Sì, ci credo molto. Credo che sia un buon mezzo per raccogliere fondi e credo che sia fondamentale per divulgare il messaggio per cui è importante contribuire attivamente a certi progetti. In altre parole credo che sia l’unico vero modo per ottenere una triplice azione: recupero di fondi, sensibilizzazione al problema, e la durata nel tempo di questi intenti.
Nel 2003, in un articolo comparso sul quotidiano "Il Giornale", un giovane ex gigolo ticinese raccontò delle sue esperienze, ne hai fatto un libro di denuncia, come è stato scrivere un libro in cui i personaggi non erano di fantasia ma reali?
In questo caso specifico è stata un’operazione delicata perché non potevo discostarmi troppo dalla realtà, ma allo stesso tempo dovevo rendere i personaggi irriconoscibili per proteggere la loro identità che è rimasta anonima. Di proposito quindi ho evitato di caratterizzare troppo tutti i protagonisti del reportage, concentrandomi maggiormente sul personaggio principale.
Hai un atteggiamento critico nella questione delle adozioni a distanza, perché?
Per due motivi sostanziali. Il primo riguarda il comportamento di alcune organizzazioni. Ho potuto appurare il danno che può venir fatto a un bambino di strada quando l’adozione a distanza cessa per motivi diversi. Se un bambino di strada vive e cresce per strada, conoscendone le regole, potrebbe rischiare di cavarsela. Ma se viene a un certo punto tolto dalla strada e dato in adozione a distanza, imparerà a vestirsi, a lavarsi e “persino” a mangiare tre volte al giorno. A volte però capita che il “padre adottivo” cessi di inviare il contributo di adozione perché non ce la fa più, o per altri motivi. Ebbene, in certe organizzazioni, questi bambini vengono rimessi in strada... Il secondo motivo è il fatto che l’adozione a distanza è diventata così di moda che ormai la pubblicizzano anche in televisione come se i bambini fossero merce in vendita.
Cosa pensi del fenomeno dei ghost writers sei mai stata tentata di scrivere per autori famosi?
In Ticino quando si parla di ghost writers si intende definire chi scrive al posto di personalità politiche. Ebbene, ammetto di essere stata per un periodo anche una ghost writer, ma solo per il fatto che in fondo potevo comunque dire quel che pensavo: diciamo che ero in linea con le idee della persona che “aiutavo”. Non avrei mai accettato di esprimere idee che non rientrassero nei miei principi. Tuttavia trovo parecchio vergognoso (non per il ghost writers, che perde solo l’occasione di autodeterminarsi) che uno scrittore spacci per suo anche solo una frase non originata dalla sua mente.
Kathmandu1Quali sono i tuoi maestri letterari?
Non mi ispiro a nessuno in particolare, o meglio: c’è da imparare da tutti.
In Svizzera la conoscenza delle lingue è d’obbligo quante lingue conosci?
Purtroppo non quelle che servirebbero in Svizzera. Da noi sarebbe utile sapere bene il francese e il tedesco, mentre io me la cavo con lo spagnolo e l’inglese. Certo, il francese lo capisco: ma scriverlo è tutt’altra cosa.
Che consigli daresti a un giovane autore non ancora pubblicato? Di insistere, comunque e in ogni caso. Anche se ovviamente bisogna cercare di capire il motivo per cui non è stato pubblicato. Se è certo e convinto di aver fatto un buon lavoro, se ha fatto leggere la bozza almeno a quattro o cinque persone e il giudizio è risultato positivo, se ci crede davvero... allora devo assolutamente continuare la ricerca: avete idea di quanti editori ci sono?
Ti urta essere definita scrittrice emergente dopo tanti anni di lavoro per la carta stampata?
Sono poi solo una decina di anni che faccio la giornalista. Comunque no, non mi urta. O meglio diciamo che mi urtano tutte le definizioni che generalizzano, però questa non mi infastidisce più di tante altre.
Tra i tuoi libri qual è stato più difficile scrivere?
Sicuramente “Un gigolo in doppiopetto”, però è anche quello che finora mi ha dato più soddisfazione a prodotto finito.
Hai un agente letterario? No, mai avuto.
Stai lavorando a qualche nuovo libro?
Sì. Ho finito qualche mese fa di scrivere un’avventura per ragazzi che al momento è... in cerca di editore. Finora è stato il libro che mi è piaciuto di più scrivere.
Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori? Sì, ho tre o quattro amicizie nell’ambiente... è bello condividere una passione comune.
Ti piacerebbe fare un photoreportage in Cina?
Assolutamente sì, e prima che cambi troppo volto, anche se credo di essere già in ritardo...
L’editore rifiuta di pubblicare un tuo libro e tu crei la tua casa editrice, come è il mondo dell’editoria visto da chi la fa ?
Beh, non è proprio così. “Un gigolo in doppiopetto” non solo non è stato rifiutato, ma era addirittura riuscito a ottenere un contratto di pubblicazione molto interessante e vantaggioso... Solo che da buona svizzerotta certi comportamenti poco chiari, slittamenti di date e promesse non del tutto mantenute, mi hanno disturbato molto portandomi infine a rompere il contratto. Ormai però avevo già avvisato la stampa dell’imminente uscita del libro. Così in un mese ho fondato la mia casa editrice, mi sono fatta aiutare da un paio di amici per l’editing e sono andata in stampa... In fondo, dopo la pubblicazione, quel che ho fatto per il “Gigolo”, non è tanto diverso da quel che ho fatto per i primi due... Fin quando si rimane nella piccola editoria l’autore deve giocoforza impegnarsi molto per farsi conoscere.
I tuoi libri sono tradotti anche in altre lingue?
Purtroppo no: vorrei tanto tradurre “Un gigolo in doppiopetto” in tedesco, perché credo che potrebbe ritagliarsi un buon mercato in Svizzera interna... ma una traduzione costa troppo.
Pensi che un libro possa cambiare la gente e così il mondo?
Non tutti i libri, ma, sì, penso che alcuni libri possano farlo.
Sito personale dell'autrice: http://photo-mama.splinder.com/

Sito: Apeiron http://www.apeiron-aid.org/
Sito Casa editrice http://www.progettocultura.it/

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categoria:manuela mazzi
giovedì, 17 aprile 2008

Lorenzo Mazzoni

Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda

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pagine 384
euro 15,00
genere: Narrativa italiana
pubblicato: 2008
ISBN 978-88-7371-397-5

http://www.robinedizioni.it/

http://lorenzomazzoni.sp