lunedì, 19 maggio 2008

Ci parli un po' del suo libro, La ragazza di Baghdad
Il mio libro è un autobiografia che narra la mia infanzia in Iraq e nella ex Cecoslovacchia comunista…  Racconta di come si sono conosciuti i miei genitori ( padre irachèno e madre dell' attuale Repubblica Ceca ) così diversi fra di loro, sia dal punto di vista somatico che culturale e religioso. michelle nouriMa l’amore con la A maiuscola sembrava sconfiggere queste differenze. Per qualche anno almeno. Finché al situazione non è precipitata… l’odio che provava la famiglia di mio padre nei confronti di mia madre ( straniera ), ha preso il sopravvento ed è stato la causa della loro separazione. La ragazza di Baghdad narra anche l’epoca di Saddam degli anni ottanta, la lunga guerra con l’Iran, la vita sociale degli irachèni ecc.
Un'opera fortemente autobiografica, ma che analizza un problema molto ampio: quello dei rapporti fra due culture. Pensa che la narrativa contemporanea si occupi in modo ampio di questa problematica?
Recentemente sì. Forse perché negli ultimi anni sono riaffiorati queste problematiche legate al oddio razziale e religioso, causati spesso da conflitti e sete di potere. Credo sia fondamentale illustrare attraverso i libri o i documentari come vivono le altre popolazione nel mondo. Questo sistema non guarirà l’ostilità che si sta sempre più creando fra le varie culture e religioni ( spesso volute e mirate ) ma per lo meno può aiutare a riflettere e a comprendere la varie ragione e le loro problematiche. bagdad moscheQuesto è uno dei motivi per i quali ho deciso di scrivere La ragazza di Baghdad. Attraverso il mio percorso personale, e al costo di raccontare situazioni intime e riservate della mia famiglia, ho voluto in qualche modo contribuire a fare conoscere un mondo - cioè quello irachèno - quasi semi sconosciuto all’opinione pubblica italiana. Uno spaccato di storia ma anche il modo di vivere e di pensare dei vari componenti della famiglia di mio padre.
Negli ultimi anni sono state stampate diverse autobiografie scritte con magistrale piglio narrativo, penso soprattutto ai bellissimi Shantaram di Gregory David Roberts e a Il forziere di Zanzibar di Aidan Hartley. Pensa che quello della biografia sia un canale intelligente e innovativo per dire qualcosa al lettore?
Direi proprio di sì. Anzi, ne sono convinta. Shantaram è un libro fantastico. È pieno di emozioni e allo stesso tempo racconta l’India, specialmente Bombay in tutte le sue sfaccettature. Fa’ riflettere sulla povertà delle persone che la abitano e sul forte senso della loro immensa umanità. Ho tanto amato il personaggio di Prabaker.  Inoltre adoro il popolo indiano. Hanno dignità nonostante la povertà.  513C39TKTSLPrediligo le autobiografie perche’ mi piace leggere storie e fatti realmente accaduti di persone realmente esistite.
Lo scambio culturale a livello letterario e personale con Paesi non occidentali, è molto difficile. Pensa ci possano essere dei canali che indirizzino i lettori italiani verso letterature diverse da quella nazionale e soprattutto da quella di stampo americano?
Certamente. Il problema è uno. I libri di autori italiani di rado arrivano all’estero. Sono forse un po’ snobbati dalle case editrici estere. E questo mi dispiace. Mentre paradossalmente il contrario,  funziona. Tutto ciò che arriva dal estero, Stati Uniti o Inghilterra in Italia ha successo. Forse qui gioca un po’ una mancanza di fiducia in se stessi…
Nagib Mafhuz, Tahar Ben Jelloun, Tawfiq al-Hakim, 'Ala al-Aswani, Yasmina Khadra (per citarne solo alcuni) sono grandissimi scrittori del mondo arabo che hanno avuto e hanno un certo seguito anche in Italia. Cosa pensa di questi autori? Delle tematiche che mettono in atto nei loro romanzi? C'è qualche autore del mondo arabo che ama particolarmente?
Ho avuto il piacere di incontrare Tahar Ben Jelloun. Ho realizzato un’intervista con lui. Beh, è un personaggio simpatico e disponibile.Ben-Jelloun-Tahar Mi era piaciuto il suo libro “Il razzismo raccontato a mia figlia”.  Tutti questi autori provenienti dal mondo arabo, cercano di dare un contributo alla società italiana o quella che sia. Ognuno a modo suo.  Riescono a cogliere le esigenze dei lettori ed indovinare gli argomenti da trattare. Li ammiro tutti.
Yasmina Khadra ha scritto due anni fa un libro bellissimo. Le sirene di Baghdad. in cui riesce, a mio parere, a raccontare la tragedia dell'Iraq attuale senza cadere in preconcetti o in inutili patetismi. Ha letto il libro? Pensa che Khadra sia riuscito a rappresentare in modo sufficientemente obiettivo il suo Paese e la situazione che sta vivendo?
Sono desolata ma non ho avuto il piacere di leggerlo.
Sua madre viene da Praga e suo padre da Baghdad: cosa le ha dato, a livello letterario, questa interculturalità?
Tantissimo. Riesco a vedere le cose in maniera più obbiettiva e senza preconcetti. Capisco entrambe le culture e le loro radici e motivazioni, a volte.  Mi sento una persona fortunata ad averle ereditati entrambe. Qualche volta però mi sento smarrita. Sento un senso di non appartenenza.
Cosa pensa del giornalismo italiano ed europeo? Qual'è la sua impressione sul come vengono date le notizie su realtà altre, fra cui l'Iraq ma anche altri Paesi che appartengono al mondo arabo?
Credo che quella che dovrebbe essere la libertà di espressione a volte viene soffocata. Non tutti i media riescono ad essere obbiettivi e imparziali. La stampa italiana ad esempio è un po’ influenzata dal proprio editore. Seguono una linea che ritengono sia giusta. La stessa cosa vale anche per la stampa estera. Ma la realtà è spesso diversa da come viene presentata ai lettori.
Lei è cresciuta nella Baghdad degli anni Settanta la Baghdad della sua infanzia oramai non c’è più,  ricca, cosmopolita, moderna, pensa che in futuro tornerà così?
E’ un’ utopia. Purtroppo. Baghdad non ritornerà mai quella che era una volta. La spaccatura interna fra la popolazione è talmente profonda, l’odio è talmente viscerale che è difficile da ricomporre. Indipendentemente da chi la governa. Questo è un mio grande rammarico. Per quanto la possano ricostruire, ridare la libertà di espressione e di movimento alla gente, oramai è un terra che è stata ferita nel profondo del suo animo. A volte di fronte ad una situazione del genere, ci si sente davvero impotenti.
Qual è il più importante scrittore iracheno? C’è una rinascita culturale irachena?
tawNon ne conosco. Ma Jounes Taufìk, che ora vive a Torino, è un buon scrittore irachèno a mio avviso.
I giovani come stanno agendo nel processo di ricostruzione del paese, c’è determinazione, collaborazione, un impegno condiviso? Collaborano con giovani di altri paesi?
Si, la voglia sicuramente c’è. Ma sono giovani che hanno sofferto tanto e sono un po’ disillusi nei confronti della vita. Sono però anche il futuro del nuovo Iraq. 11mural600my7La stessa sensazione la provano anche i giovani del Libano. Assistono alla distruzione della loro nazione da anni, e sanno che è una situazione che loro stessi non possono controllare. Mi dicono sempre : “ God bless this Country  “. Dio benedica la nostra terra.
La percezione che l’occidente ha del mondo musulmano pensa sia corretta, quali sono gli errori più frequenti?
Non è corretta naturalmente. Ma alcuni leader musulmani hanno interesse di fare apparire il mondo musulmano in questo modo. E’ l’occidente non fa’ nulla purché questa situazione cambi.
La società irachena era fortemente matriarcale, nei suoi racconti ci sono madri, sorelle, mogli, nonne, zie, donne forti e punti di riferimento all’interno delle famiglie; ha trovato più maschilismo in occidente?
Senza nomeParadossalmente, sì.  Al incontrario di quello che si possa pensare, in Iraq a comandare erano sempre le donne. Astute e determinate. Mentre ho riscontrato molto maschilismo in Italia. Buffo, no ? in teoria l’Italia è un Paese aperto e libero. Ma solo in teoria. 
Esiste una sorta di femminismo musulmano?
Esiste un fondamentalismo femminile.  Si. Questo però avviene nei Paesi dove domina una forte etica religiosa. Ma di fondo ha a che fare con la propria cultura. Come sempre. Ayaan-Hirsi-Ali_web
Il conflitto tra sciiti e sunniti non pensa che sia una questione interna? Gli occidentali secondo lei capiscano realmente il problema e negli equilibri dei rapporti tra clan, pensa agiscano correttamente ?
Il conflitto negli anni ottanta o comunque durante l’epoca di Saddam non è mai esistito. Il fatto di essere sciita o sunnita non faceva alcuna differenza. E’ una problematica che si era sviluppata negli ultimi anni. Chissà il perché ?... forse un Paese unito è meno facile da controllare che un Paese diviso. Sarà…

Lorenzo Mazzoni

lorenzomazzoni74@hotmail.com

http://lorenzomazzoni.splinder.com/ 

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categoria:michelle nouri
sabato, 03 maggio 2008

Prima di iniziare volevo dirti che... posso darti del tu?
certo.

Che casa tua assomiglia incredibilmente alla mia.
anche tu hai i muri colorati e la terrazza con vista sugli orti e sul murales di Rousseau?

Sì, ed ho perfino gli stessi dischi.
Non ci credo... anche Doughnut in Granny's Greenhouse di The Bonzo Dog Doo Dah Band?

Sì.
Andremo d'accordo noi due, vai con le domande.

Lorenzo Mazzoni[1].2E' uscito da qualche settimana il tuo ultimo romanzo, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda (Robin Edizioni), hai voglia di parlarmene?
Non troppa, basta che ti connetti al sito della casa editrice e puoi leggere la sinossi. Comunque dato che anche tu possiedi Doughnut in Granny's Greenhouse, farò uno sforzo. Ivan Mostarda è un caleidoscopio. Un viaggio, in tutti i sensi. Se vuoi, un libro d'avventura classico con elementi surrealisti... per dirla semplice: 'Un musicista di strada che suona pentole capovolte con bacchette cinesi, una ragazza dalle gambe perfette e dagli occhi grandissimi, un mercenario che scompare e riappare, un clochard che indossa un saio da penitente e che studia iscrizioni runiche, uno spregiudicato affarista egiziano, un albergatore turco che parla con la foto di Atatürk, una ricca occidentale che continua a mangiare senza sosta dal giorno del suo matrimonio. Sono solo alcuni dei personaggi che animano questo rocambolesco e surreale romanzo. Libro d’avventura, d’amore e d’amicizia, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda si sviluppa come un caleidoscopio coloratissimo: vichinghi, buskers, giornalisti falliti, chiromanti, la Monna Lisa, kamikaze improvvisati. Fra l’Emilia, Parigi, Istanbul, le coste del mar Rosso e la Maremma, una storia appassionante, allegra e commovente sulle tappe della vita.'... ho letto la sinossi... beh, sì, il libro parla essenzialmente di questo.

Lorenzo Mazzoni[1].3Verso la fine del libro c'è una specie di monologo che potrebbe essere letto come una glorificazione della figura del kamikaze, sei d'accordo? Volevi dare questo messaggio?
Glorificazione del kamikaze? Ma dai... davvero l'hai interpretata così? No, nessuna gloria, semplicemente la constatazione del perchè capitino certe cose. Ne glorificazione ne giustificazione, solo consapevolezza.

Ivan Mostarda è anche uno splendido omaggio a diversi luoghi. E' frutto di esperienze personali?
Sì, Parigi e Istanbul, luoghi dove sono stato... in qualche modo anche Ferrara... suo malgrado.

Parliamo di Ferrara. Il romanzo che hai scritto illustrato dai disegni di Andrea Amaducci (Io ho un amico che si chiama Amaducci Andrea), Nero ferrarese (Edizioni La Carmelina) è arrivato alla ristampa in soli due mesi. Il genere noir funziona quindi.
Beh, non hai scoperto l'acqua calda... Nero ferrarese è andato in ristampa con una distribuzione locale (se escludi una o due librerie di Roma), non è stata una tiratura da milioni di copie, ma sì, sta andando benissimo Alla città piace quando si parla di lei, anche se viene dissacrata come abbiamo fatto io e Andrea. Nero ferrarese è un'interpretazione della città. Le istituzioni te la vogliono fare vedere ancora coi lustri degli Estensi e noi gliel'abbiamo fatta vedere attraverso gli occhi di uno sbirro anarchico, di vecchie che coltivano erba, con attentati, fascistelli e corse clandestine di auto. Ognuno vede la città come vuole e come sa fare e sognare.

Nei tuoi libri ricorrono diversi elementi: attentati, dissacrazione della pornografia, surrealismo, Storia. Sei d'accordo?
Ce ne sono anche molti altri: muse ispiratrici, comunismo, musica, erba, amicizia, amore, viaggi, divertimento, commozione...

mazzoniNon te la stai tirando un po' troppo?
Sì, forse sì.

Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades) è un lavoro a cui sei particolarmente legato. Quali sono i motivi?
Perchè è marginale. Siamo seri, parlare della DDR, dei servizi segreti vietnamiti, di ex spie del patto di Varsavia e di un mondo che non esiste più è fuori moda, ammuffito, surreale. Un piccolo mondo antico pieno di piccole particolarità. E poi adoro le spy story, Graham Greene è geniale, immenso... Ost è un po' un tributo a quel filone letterario.

A me piace uno con un nome simile, Greene Graham. Come sta andando Il requiem di Valle Secca (Tracce), il tuo primo romanzo?
Piccolo caro Requiem... bene, è andato bene... c'è bisogno di fiabe ecologiche di questi tempi, e anche di lieto fine... il mio primo romanzo ha queste caratteristiche. Spero... credo. In ogni modo preferisco definirla fiaba ecologica piuttosto che cyberpunk come è stato sempre etichettato in questi due anni. Ancora oggi non ho capito cosa sia il cyberpunk.

Il_Sole_sorge_sul_VietnamNon posso aiutarti, non lo so nemmeno io... stai scrivendo?
Scrivo continuamente, altrimenti muoio, mi appassisco. Mi tengo libero. Sto scrivendo una storia d'amore e nel mentre aspetto un responso per quattro inediti, due miei, uno scritto a quattro mani con l'amico Enrico Astolfi e uno a otto mani con il collettivo Alba Cienfuegos.

Bene, mi piacciono i ragazzi che si danno da fare... cosa ne pensi del panorama letterario italiano?
Credo ci sia la brutta abitudine a persistere con i soliti autori triti e ritriti e, soprattutto, la brutta abitudine di investire sui giovani (quando si investe) che non hanno molto da dire oltre a quante eiaculazioni hanno avuto o com'è stato ostico sballarsi al rave... insomma gli editori abituano il pubblico ad una serie di storielle che vanno dal patetico bisogno di parlare di sé alla morbosità di un'erezione e di un tacco a spillo sulle palle... è un po' triste. La cultura in Italia sta rimpicciolendosi, è sotto assedio, ma i comandanti invece di farci resistere con dignità preferiscono darci in pasto al nemico a suon di buffonate e libri per la maggior parte scadenti.

Vuoi fare un esempio?
No. Chi vuol intendere intenda. Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, Ci sono moltissimi scrittori semi sconosciuti o sconosciuti che scrivono benissimo, ed è questo il problema. I creativi, i fantasiosi, chi riesce ad andare un po' più in là delle sciocche storielle autobiografiche, generalmente esce con piccoli editori, spesso bravi editori, ma che vengono schiacciati dai grandi generali e spesso i generali non hanno molta fantasia a scegliere i propri uomini... è un giro vizioso, ma si resiste.

Ti sento combattivo.
Ci provo, se non combatto mi sparo.

Problema di soldi? Se vuoi posso darti una mano.
Lascia perdere.

Ok. come non detto. Tornando al discorso della “resistenza”... beh, c'è qualche tecnica per resistere? Pensi ci sarà una vittoria finale di quelli che tu definisci gli assediati?
Nella realtà il primo mondo vince sempre. Il primo mondo, nel mondo della cultura, è rappresentato da tutti quegli omini pavidi che hanno il potere di decidere i gusti narrativi del lettore. L'unica tecnica è quella di rendere migliore possibile il nostro mondo dei sogni. Io credo che sia un dovere di ogni scrittore quello di dare ai propri lettori, se anche fossero solo due, il meglio del proprio mondo mentale. La tecnica è dargli narrativa popolare che io definisco di qualità, rispetto alle storielle autobiografiche di cui parlavo prima o a romanzetti fatti in serie buoni solo per l'attesa dal dottore. Resistere è dargli qualcosa che tutti possano leggere, senza sforzo ma mettendogli dentro la storia, le annotazioni, la geografia, luoghi sognati e luoghi reali. Se mentre lo fai sogni, allora devi essere in grado di far sognare anche i tuoi lettori.

Sembra una missione.
Sembra di fare la Rivoluzione d'Ottobre. Ma senza tutta questa contorsione di parole ticchettate su tasti, libri studiati, frasi strampalate, veglie, ore a fissare un muro, lettere scarabocchiate su vecchi quaderni, sarei morto da un pezzo.

... Senti, prima di andare, hai mica un po' di tabacco da offrirmi?
Tieni.

grazie... aloha.
aloha e prego.

Me ne vado mentre nella stanza risuona il delirante intro di I'm The Urban Spaceman, primo brano di Doughnut in Granny's Greenhouse di The Bonzo Dog Doo Dah Band.

postato da: liberdiscrivere alle ore 10:12 | Permalink | commenti (5)
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