domenica, 06 luglio 2008

1978-Gianpaolo, vuoi spiegarci la trama del tuo romanzo, Il tango dell'angelo perduto?
È la storia di Alfonso Lopez, un medico argentino che, in seguito al rapimento di Laura, una ragazza con la quale stava nascendo qualcosa, da parte di una squadraccia del regime militare, fugge in Italia. Siamo nel 1978 e il momento è quello dei mondiali di Argentina ‘78.
Dopo varie vicissitudini, che nel libro mi limito ad accennare, arriva a lavorare al pronto soccorso dell’ospedale di Ferrara, la mia città. Il libro inizia nel momento in cui Alfonso, forse a causa di un incubo, dove ripercorre il rapimento di Laura, crede di riconoscerla in una ragazza che viene portata all’ospedale in condizioni disperate, dopo essere stata ripescata dal Po. È in coma e presenta tante e tali lesioni che difficilmente potrà sopravvivere a lungo.
Il problema è che la ragazza, malgrado siano passati ventisette anni, appare uguale a come gli è stata portata via a Buenos Aires nel 1978 e il narrato si riferisce al 2005.
Per cercare di spiegarsi questo ritorno misterioso e, forse, per tentare di recuperare un passato opprimente, Alfonso ritorna a Buenos Aires, dove non era più tornato. Lì è costretto, suo malgrado, a riviere buona parte di tutto quello da cui era scappato. A causa di una serie di avvenimenti, anche fantastici, in cui il tempo smette di essere la convenzione che è, ma diventa una scansione orribile di emozioni, recupera in parte quello da cui era scappato.
Scoprirà poi una verità possibile e una impossibile sulla fine di Laura. Fra le due verità sarà impossibile scegliere, per lui.
Alla fine credo che Alfonso, malgrado tutto, non riesca a chiudere i conti con il passato.
Exhumacion_tumbas[1]-Cosa ti ha ispirato la figura di Alfonso Lopez, il medico argentino rifugiato in Italia?
La risposta più diretta, ma anche la più banale, è che Alfonso Lopez è nato dentro di me, in qualche parte ben nascosta e lì si è sviluppato, fino ad obbligarmi a scrivere la sua storia. Posso dire, non meno banalmente, che non so di preciso da dove venga. Si tratta probabilmente di un collage di brandelli di personaggi letterari con pezzi di me stesso a tenerli uniti o, viceversa, brandelli di me stesso con un collante di personaggi letterari. Credo che sia difficile individuare la provenienza di un personaggio d’invenzione come il protagonista del mio romanzo, almeno se non si è in presenza di un’illuminazione improvvisa, che in questo caso non c’è stata.
Posso dire, invece, che la scintilla che ha scatenato “Il Tango dell’Angelo Perduto” è stata la lettura di “Le Irregolari” di Massimo Carlotto. Un bellissimo romanzo ambientato in Argentina. È la narrazione di un viaggio dell’autore a Buenos Aires, sulle tracce di un nonno che lì era emigrato e che, una volta tornato, si era comportato come se quel periodo non fosse esistito. Poi il viaggio diventa qualcosa di diverso: un percorso nel dramma dei desaparecidos.
-Perché una storia d'amore ambientata in Argentina?
Diciamo che la storia d’amore è stata una scusa per poter parlare d’altro. Quello che mi interessava era il dramma umano di un popolo oppresso da una dittatura orrenda e inaccettabile e, allo stesso tempo, il dramma della scelta da che parte stare. Nessuna dittatura si sorregge senza l’appoggio, diretto o indiretto, di tantissime persone. In Argentina non era Videla che torturava e uccideva di sua mano, ma un numero notevole di persone che facendolo riceveva un vantaggio diretto, soprattutto economico. Un aspetto che rende ancora più oscena tutta la vicenda della dittatura militare argentina è il “business” che è stato fatto sui desaparecidos.
Poi, la storia d’amore, è abbastanza anomala, nel senso che si tratta di un amore potenziale che, proprio a causa della sparizione di Laura, non può compiersi. Non è detto che sarebbe stato un amore di un certo rilievo, ma questo rimanere in un limbo inespresso è quello che ha impedito ad Alfonso di uscirne, rimanendoci legato tutta la vita. Allo stesso modo vi è rimasto legato il suo doppio, ma per capire questo bisogna leggere il libro.
cortazar-Come ti sei documentato per ricreare l'ambientazione drammatica della dittatura?
Come ho già detto la lettura di “Le Irregolari”che ha acceso qualcosa probabilmente già presente dentro di me e che parla del dopo dittatura. Poi i film di Marco Bechis, Figli-Hijos e Garage Olimpo. Ho utilizzato anche internet, ovviamente, che è una fonte inesauribile di informazioni, se solo sai cercare. In fondo, però, sono dell’idea che, trattandosi di narrativa d’invenzione, non sia nemmeno così importante che i luoghi corrispondano esattamente, che siano davvero così nella realtà o che tutto sia andato come lo descrivo io.  Credo, piuttosto, che il valore del mio testo, se presente, possa trovarsi l’atmosfera di un contesto angoscioso, sperando di averla resa in un modo credibile e il porre la questione di questi orrori irrisolti: i responsabili sono perlopiù liberi e i 30.000 morti innocenti, nella sola Argentina, non hanno visto pagare nessuno dei principali responsabili. Questo mi premeva ricordare, aldilà della precisione storica delle descrizioni.
-Il tuo libro non ha molti dialoghi diretti, come mai questa scelta così inusuale?
Diciamo che mi pongo la questione in seguito alla tua domanda. Mentre scrivevo assolutamente non me la sono posta. Il fatto che i dialoghi siano difficili da scrivere è il dogma dello scrittore principiante. Ma credo che non sia per questo che ho usato pochi dialoghi. Direi che ho cercato più le descrizioni, la vista. Diciamo che ho cercato un effetto sì cinematografico, ma per immagini piuttosto che per dialoghi, è stato quello che mi è sembrato più adatto alla storia che volevo raccontare.
-Conosci scrittori argentini? Ami la letteratura sudamericana?
Posso dire che la letteratura sudamericana è un mare in cui non ho navigato quanto avrei voluto e soprattutto quanto meriterebbe, fino ad ora. Ho letto qualcosa di Borges e di Guimarães Rosa oltre a “Cent’anni di Solitudine” di Garcìa Màrquez , ma il mio autore sudamericano preferito è l’argentino Julio Cortázar. Mentre scrivevo il Tango dell’Angelo Perduto ho letto “Il Gioco del Mondo”. Di Cortázar appezzo l’ironia intelligente e la comprensione dei complessi meccanismi della vita e il “Il Gioco del Mondo” è un libro che non posso che consigliare a tutti, un vero capolavoro universale. Ho cercato di rendergli anche un piccolo omaggio mettendo anch’io una Maga: il personaggio femminile principale del libro di Cortázar, anche se profondamente diverso dall’originale.
9788806144272g-Quale via pensi debba prendere la narrativa esordiente italiana per avere un po' di visibilità?
Questa è una domanda alla quale è molto difficile rispondere. L’esordiente, subito dopo aver superato il già difficile scoglio della pubblicazione e, mi raccomando, sconsiglio chiunque ad accettare le proposte di editori a pagamento, intendendo anche quelli che ti fanno comprare 300 o 400 copie del tuo libro, spesso si trovano in un imbuto buio. Almeno che non si esordisca per un grande editore, con ufficio stampa, giornali di supporto e tutto quello che sappiamo, ottenere un po’ di visibilità è una lotta, spesso, difficilmente vincente. E questo è un peccato, perché molta letteratura esordiente è interessante, contiene spunti e idee importanti, meriterebbe palcoscenici differenti da quelli in cui è relegata a causa della scarsità di lettori e delle logiche economiche imposte nell’editoria come in una qualsiasi industria. E in questo intendo sia gli editori che le catene delle principali librerie. Proprio la rete, però, può venire in aiuto e dare un mano a chi, altrimenti, non potrebbe uscire dal circolo di promozione che per troppi, purtroppo, termina dopo le due o tre presentazioni sotto casa. Occorrerebbero iniziative indipendenti, tali da creare un mercato parallelo a quello principale, in cui venga data la possibilità agli scrittori esordienti di confrontarsi con un pubblico, lasciando a quest’ultimo la decisione sul valore di un’opera. Quasi sempre questo contatto non è possibile.
-Hai progetti per il futuro?
Prima di tutto, nei prossimi mesi è prevista l’uscita di un altro mio romanzo, “Il Bambino dei Miracoli” con Giraldi Editore di Bologna. Poi sto cercando di finire un nuovo libro che rischia di soverchiarmi per troppa complessità, di sui preferisco ancora non parlare. Contemporaneamente faccio parte di un gruppo di scrittori, voluto e coordinato dal grandissimo Giulio Mozzi, persona squisita e dalla genialità vulcanica. Lo scopo è quello di scrivere un libro collettivo su un caso di cronaca nera avvenuto a New York, andato sui giornali alla fine degli anni ’90. Forse ne verrà un romanzo, forse un’altra forma narrativa o più di una. Per il momento ci divertiamo e credo che questo sia l’importante.

Breve sinossi che corrisponde al retro di copertina
La vita di Alfonso Lopez, medico argentino rifugiato in Italia durante la dittatura militare, viene sconvolta dal riapparire di Laura, la ragazza di cui era innamorato, svanita in quegli anni di orrore. Lei è ancora giovane come allora, anche se sono passati più di vent'anni.
Spinto dagli eventi e dalla curiosità di collocare un ritorno così straordinario, soprannaturale, Alfonso torna indietro, a quella Buenos Aires che aveva rifiutato e viene costretto a vivere quel terribile passato. Pur avendo cercato di evitarlo con la fuga.
Grazie al contributo di una serie di personaggi limite e di un concatenarsi di avvenimenti anche fantastici, il protagonista ritrova quella vita che aveva abbandonato per paura. Ritrovando, nel proprio doppio, tutto il male di quegli anni dissennati.
Codice ISBN: 9788862111177
Note biografiche
Gianpaolo Borghini è nato a Ferrara nel 1968.
Nel 2006 il suo racconto "Intelligence Combat" è stato inserito nell'antologia "Venti
d@lla Rete" edita da Graphe.it. Nel 2007 è entrato fra i cinque finalisti del concorso "Nuove Storie Ferraresi" con il racconto "L'Emigrante e il Becchino", che è stato pubblicato da Corbo Editore nell'antologia conseguente.
Il suo primo romanzo "Il Bambino dei Miracoli" è in via di pubblicazione da Giraldi Editore.
Il "Tango dell'Angelo Perduto" è il suo nuovo romanzo.

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categoria:gianpaolo borghini
lunedì, 16 giugno 2008

webbookscx9“Linguaggio globale” parlacene?
Linguaggio globale (
www.linguaggioglobale.com) è un progetto di condivisione del sapere e di web 2.0 ante litteram. Nasce nel 2000 quando ho deciso di riversare su web oltre 3.000 pagine di contenuti enciclopedici per ragazzi che un tempo costituivano il catalogo dell'omonima casa editrice, da me fondata. Per lo più sono contenuti che un tempo erano venduti e distribuiti su cd-rom. Esaurito il loro ciclo di vita commerciale nei negozi ho pensato dunque di metterli gratuitamente a disposizione dei naviganti e di arricchire l'archivio con i contributi che mi arrivavano dalla rete. 

Bookwebtv più soddisfazioni o fatica?
50 e 50 direi. Però siamo ancora nella fase dello start up, spero che la fatica diminuisca in favore delle soddisfazioni.

libroQueneauParlaci del tuo blog zop.splinder.
Nel 2002 mi sono accorto che in Italia stava prendendo piede il fenomeno dei blog. Allora ce n'erano sì e no un migliaio e venivano definiti semplicemente come diari on-line. Mi è sembrato di scorgere la nascita di una community che aveva un'attenzione per la scrittura molto interessante, in un'epoca che era stata etichettata come la civiltà dell'immagine. Così ho cominciato a studiare il fenomeno e poi alla fine del 2002 ho aperto il mio blog che invece di presentarsi come un diario, è stato il primo blog a lanciare dei giochi di scrittura. Ho cominciato con un rifacimento internettiano degli Esercizi di stile di Queneau: riscrivere all'infinito uno stesso brano sempre con un punto di vista e con una modalità differenti. Ho cominciato a scrivere i primi esercizi invitando i blog a fare altrettanto. E' stao il primo blog dedicato ai giochi di scrittura, nessuno l'aveva mai fatto e forse per questo ha avuto un grande successo. Oggi questo è diventato un genere. Per oltre un anno, quasi ogni giorno sono andato avanti a pubblicare esercizi di stile, spesso di ottimo livello, arrivati dalla rete. Oltre 300 persone hanno partecipato. Nel 2003 ho ottenuto un rioconoscimento al conocrso Scrittura mutante, presso la fiera del libro di Torino e poco dopo ho pubblicato un libro in cui raccontavo la mia esperienza, riflettevo su come cambia la scrittura nell'era del web e riproponevo sulla carta 99 esercizi di stile (Blog. PerQueneau? La scrittura cambia con Internet, Luca Sossella Editore, Roma 2003).
In seguito ho sperimentato numerosi altri giochi di scrittura, con un'attenzione per la scrittura collettiva e combinatoria. Romanzi a tante mani, gialli da sms in 160 caratteri a cui hanno partecipato anche giallisti affermati (Lo ammazzai con una scura perché era più meritevole di me e quindi se lo meritava, Andrea G. Pinketts), contaminazioni con trasmissioni radiofoniche, concorsi, persino un manifesto letterario che ha avuto moltissimo seguaci e firmatari: il manifesto del DADIsmo che ha avuto anche delle giornate di sperimentazione a Genova presso la fiera dell'editoria INEDITA 2006. Nello stesso anno ho pubblicato un nuovo libro con alcuni dei racconti che avevo scritto per il blog: Gentile editore io non demordo, RGB editore 2006.

jarryQuali sono i tuoi autori preferiti?
Io mi considero un patafisco. Ho una passione per Alfred Jarry e affini, soprattutto se folli letterari: Boris Vian, Raymond Queneau, Italo Calvino e gli autori legati all'OULIPO. Adoro gli autori surreali e le avanguardie dal futurismo a Borges. Di solito prediligo autori poco conosciuti: Raymond Roussel, Max Aub, la Bessora. Detesto i romanzi tradizionali, credo che il romanzo come genere letterario abbia fatto il suo tempo.

internet_codice_minori_artMolti bambini usano internet che consigli daresti per proteggerli ?
Considero il web una grandissima risorsa della nostra epoca. Non credo alla retorica della pericolosità di internet. Forse è molto più pericolosa la tv. Ovvio, i bambini piccoli dovrebbero essere affiancati dai genitori, esattamente come per quanto riguarda la tv o le loro letture. Credo invece che ci siano molti bambini che potrebbero dare consigli agli adulti a questo proposito, soprattutto per uscire dai luoghi comuni. A questo proposito lascio un link di un lavoro fatto proprio con i bambini:
http://www.linguaggioglobale.com/WEBcabolario/default.htm

shakeIl mondo dell’editoria è un mondo complesso che consiglio daresti ai giovani autori che non hanno ancora pubblicato ma hanno un manoscritto nel cassetto?
Vedo che sempre di più avere un sito o un blog aiuta, anche a essere pubblicati. Certo scrivere romanzi tradizionali o opere lunghe e sequenziali mal si concilia con la lettura a rete. Ma per quanto riguarda le scritture brevi, dai racconti alle poesie, il web è un terreno meraviglioso. Pubblicare un libro è molto oneroso e ha dei costi. Inoltre se non si è autori affermati si rischia di vendere qualche centinaio di copie. Con un blog invece il numero dei lettori può essere di gran lunga maggiore, anche di un ordine di grandezza. Quindi è un modo per farsi conoscere e per arrivare a più persone, nel complesso. E poi è una palestra formidabile. In rete si hanno feedback. Positivi e negativi. Si hanno lettori e questo stimoa a scrivere. Se non puoi condividere i tuoi scritti e tutto rimane in un cassetto anche lo stimolo a scrivere e a migliorarsi si affievolisce.

Vanno di moda l’autoproduzione di testi e le case editrici a pagamento: che ne pensi?
Personalmente diffido delle case editrici a pagamento. Credo che sostanzialmente speculino sugli aspiranti scrittori. E poi che senso ha pubblicare un libro che non verrà praticamente distribuito? Meglio rivolgersi a agenzie editoriali, se si vogliono spendere dei soldi, almeno ti fanno l'editing e ti aiutano a imparare oltre che a indirizzarti verso degli editori appropriati. Naturalmente anche in questo campo bisogna stare attenti a rivolgersi a dei professionisti onesti che non facciano speculazioni.
Quanto all'autopubblicazione, non ne capisco troppo il senso. Ancora ua volta che senso ha pubblicarsi un libro che poi si vende in cento copie agli amici? Allora meglio le riviste, le fanzine, gli e-book, e ancora una volta, la rete.

Stai scrivendo attualmente un libro?
Più che altro sto cercando di vedere se alcune cose che ho scritto possono trovare una pubblicazione.

I book trailers li consiglieresti come biglietti da visita per i nuovi autori?
Sono molto di moda. Il problema non è fare un booktrailer ma dargli diffusione. Altrimenti rischia di rimanere in un cassetto.

GhostwriterGhostwriters sì o no?
Sì, l'ho fatto (non dirò mai per chi). Esperienza umiliante, ma non me ne vergogno. Guadagnare dei soldi scrivendo non è facile e alla fine si accettano anche questi compromessi. Il mio giudizio verso chi commissiona a qualcun altro qualcosa che dovrebbe scrivere da solo è però durissimo. Disprezzo totale.

altanIl fumetto un’ arte povera ma ricca di creatività: ti appassiona?
Da ragazzo volevo fare il disegnatore di fumetti. Amo il fumetto d'autore, più che quello seriale. Per esempio Andrea Pazienza credo che abbia elevato il fumetto a opera d'arte, nel senso che ha usato questo mezzo di espressione in modo innovativo e per raccontarsi. Ma sono pochi gli autori che spiccano. Tra questi alcuni autori di satira. Il più grande Altan. Lascio un paio dei mie fumetti giovanili, che in epoca internettiana ho provato ad animare:
http://www.linguaggioglobale.com/divertimenti/fumetti/contenuti/piedi.gif
e http://www.linguaggioglobale.com/blog/moka.gif e aggiungo un esperimento con un fumetto combinatorio: http://zop.splinder.com/1108722152#4098181

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categoria:antonio zoppetti
venerdì, 13 giugno 2008

euripideEschilo, Sofocle ed Euripide, sono senz’altro i tragediografi greci che più hanno lasciato, grazie alla miracolosa conservazione dei loro testi, una porta aperta sulla vita del loro tempo.

E’ singolare come la vita si riflette nel teatro e viceversa ed è ancora più singolare analizzare come la psiche umana, ovvero i sentimenti, il modo di ragionare, non ostante secoli di “civiltà”, sia per lo più immutata. Certo lo sfondo delle tragedie di Euripide è un mondo pagano, in cui mito e religione si sovrappongono e gli dei camminano tra gli uomini creando più scompiglio che aiuto, non ostante questo l’uomo di allora rispecchia fedelmente la vitalità, le aspirazioni, la ricerca di felicità che caratterizza ogni epoca ed ogni paese.

Il mondo greco è senz’altro dotato di una cultura evoluta, di una nobiltà di sentimenti, di un raffinato sentire, e percepire l’arte, la poesia e la musica. Atene in un certo senso rispecchia tutto questo ma forse mai come allora l’orrore la violenza che perde e strazia è esasperata ed accentuata lasciando però sempre la certezza che il bene, morale ed estetico, ha qualcosa di così sacro da meritare sempre l’alloro della Vittoria.

maschera_ecubaEuripide si colloca in una posizione singolare ed anomala nella polis greca, fucina di libertà e di democrazia; ne incarna in un certo modo lo spirito più critico e non convenzionale. Non inserito nel suo tempo, piuttosto incompreso ed avversato dai contemporanei, Euripide si isola e nel suo isolamento riflette e medita. C’è in lui sicuramente una tensione morale non comune e una sottigliezza che permea le sue tragedie di un bizzarro soffio anarchico contenuto in una prosa di posata compostezza.

L’anarchia di Euripide non ha niente di violento o sovversivo, si limita a dare spazio alle emozioni contraddittorie che molte realtà evocano, a sottolineare la stupidità di certi comportamenti velati dalla nobilitatane patina del conformismo, a ribellarsi all’assurdo. Lo spiccato individualismo di cui è più vittima che orgoglioso rappresentante, ci permette dopo tanti secoli di osservare il mondo di allora come da uno spiraglio privilegiato e in un certo senso di vedere noi stessi con le nostre debolezze, le nostre virtù e in ultima analisi il nostro immutato desiderio di capire e conoscere.

nike“Le Troiane” è sicuramente una delle tragedie più amare di Euripide che analizza i meccanismi più nascosti che regolano l’esistenza umana. Tema centrale è la descrizione di cosa la guerra porta e di quanto il concetto stesso di “Vittoria” sia labile e fuggevole. Euripide stravolge tutti canoni e gli archetipi dell’epoca e porge ai suoi spettatori, una riflessione amara ma non priva di logica.

Gli sconfitti e i vincitori sono attori di uno stesso dramma, la realtà è tragica ed implacabile per entrambi e in un certo senso fa giustizia ai vinti rendendo il trionfo dei nemici, breve , provvisorio , se non inutile. I bottini depredati ai vinti sono in realtà niente considerato che l’unica vera ricchezza è le “vita” e sia i vincitori che i vinti sono accomunati dal fatto di aver ucciso ed essere morti.

Tra tutte le opere dell’antichità, sicuramente questa pone in risalto in modo compiuto il concetto di quanto "la pace" sia davvero l’unica dea del mondo pagano che vada onorata e la sola portatrice di benessere e di vera giustizia. Non c’è giustizia nell’umiliazione dei vinti, nel loro dolore, nel prendere schiavi, nel bruciare città, e lasciare solo rovine. Non c’è onore in una guerra, solo vittime, questo è ciò che ci dice Euripide conscio di dire una verità scomoda e contraria alla morale corrente che vede nella guerra una scelta anche se dolorosa, pur inevitabile.

280px-Eirene_Ploutos_Glyptothek_Munich_219_n4Euripide utilizza le divinità pagane in un certo senso areligiosamente, unicamente come catalizzatori. Poseidone, ci introduce nel vivo del dramma e ci pone di fronte una città, Troia, distrutta e saccheggiata; dove prima c’era una fiorente e gloriosa comunità, simbolo di tutto quello l’ingegno umano sa creare, ora c’è solo più cenere e polvere. La vittoria dei greci così tanto decantata e cercata, non ha niente di nobile, è frutto di un inganno, una trappola, un cavallo contenente soldati che i troiani introducono nella cinta delle mura come tributo, per una sorta di religiosa pietà.

Di qui l’origine della vittoria, non dettata quindi dal valore, dal coraggio , dalla superiorità morale od etica, ma da qualcosa di empio, meschino, perfino crudele. Il dio dalla parte dei perdenti si prepara ad andarsene provando ripugnanza per i festeggiamenti dei vincitori che si spartiscono donne indifese, portandosi via oro e bottino e arrivando pure, massima empietà concepibile a depredare gli altari grondanti di sangue.

Il dio sconfitto sottolinea che la guerra è un atto tristemente irreligioso, un delitto contro la gioia degli affetti, che separa figli e madri, mariti e spose, e crea solo orfani, e vedove e non trionfanti vincitori. Tra le lacrime e i gemiti dei sopravvissuti si compie un ennesimo strazio, un ampliamento dell’empietà, la totale profanazione di ciò che è sacro, giusto, e inviolabile, la totale soppressione della dignità del vinto.

250px-Athena_cisteAtena, la dea vincitrice dal suo canto non festeggia neanche essa, troppo occupata a rendere amaro il ritorno in patria dei greci da lei difesi, che oltraggiando con la violenza i suoi altari, hanno commesso oltre ad un atto irreligioso l’abominio dell’irriconoscenza. “Devono imparare ad onorare gli dei” argomenta pianificando i suoi propositi di vendetta.

Che l’arbitrio della violenza richieda una punizione è appunto essenziale compito degli dei e un giusto castigo è l’unico mezzo per ristabilire giustizia ed equità.

Euripide utilizza il coro come forza narrante e il personaggio di Ecuba è senz’altro il più umanamente riuscito e emozionante. Tra tutte le prigioniere, madri, figlie, mogli, l’antica regina ormai in catene e vestita di stracci mostra in sé tutta la tragicità di quella realtà. Un tempo madre felice di figli valorosi e di figlie sagge, ora non può più opporsi al destino e può invocare solo la rassegnazione a sua difesa. E’ solo più una schiava, vecchia, destinata alla solitudine e massima pena possibile alla privazione della libertà.

“Stesa su un letto di pietra” molto simile all’alveo di una tomba, non le è concesso che piangere e lamentarsi. Ma in lei qualcosa ancora vive, il suo antico spirito non è spento del tutto e nella sua debolezza, trova ancora la forza di un moto di ribellione avversando l’odiosa moglie di Menelao, la bella Elena, causa o più che altro pretesto di quella guerra.

Il rancore di Ecuba per l’odiata spartana è privo di riscatto, irrazionale in un certo senso, in lei non c’è perdono. Ecuba identifica in Elena il nemico, la causa della sua desolazione, e questo odio senza perdono, rende la sua disperazione inconsolabile.

Ecuba pur tuttavia resta regina, senza bisogno di corona, guida ed incoraggia le altre prigioniere, e la sua dignità di sovrana spodestata la innalza in una posizione addirittura superiore a quella precedente. La sua nuova grandezza si nutre unicamente della sua forza morale, e non più nello sfarzo delle vesti, nel suo matrimonio prestigioso, nel suo potere dato da uno scettro. La sua regalità è essenziale ed assoluta e si identifica nella vera nobiltà e ne fa una figura più grande dei vincitori che si appresta a seguire in catene.

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domenica, 08 giugno 2008
 
Macchina_da_scrivereL'orologio americano è un dramma in due atti con struttura frammentaria di Arthur Miller. Apparenntemente murales sociale dell'America degli anni 30 è in realtà una lunga riflessione socioeconomica sul periodo della Grande Depressione.
L'America intera è la scena.
Miller analizza il meccanismo economico legato al "trust" ovvero alla fiducia, piedi d'argilla su cui si poggia l'intera economia. Il tema principale della piece è la descrizione della fine dell' "innocenza" dell'America simboleggiata dal ragazzo che ruba la bicicletta al protagonista: la fine del sogno americano.
 
 Tecnicamente è una aspra satira sull'  immaterialità del denaro, sulla spietatezza delle regole dell'economia e nello stesso tempo un'amara riflessione politica sull'incociliabilità tra utopia e realtà. Miller fa anche1 anche una lucida analisi dei rapporti umani dei legami familiari che caratterizzano la civiltà contrapposti al materialismo sfrenato che porta alla barbarie.

Interessante è la sua analisi sullecause  della crisi del 29 che per Miller sono da ricercare in primo luogo in una generalizzata crisi morale che in un secondo tempo si riflette sia  sulla sfera politica e infine su quella economica.

La sua visione del ruolo della guerra principalmente della  "I guerra mondiale" è pessimista ed è vista come uno strumento "capitalistico" di riequilibramento del mercato. La sovrapproduzione accompagnata da una scarsità di moneta, perchè sottratta dai grandi capitalisti per le loro speculazioni, fà si che i magazzini siano pieni di merci che la gente comune, non avendo soldi, non può comprare. Il conseguente crollo dei prezzi diventa il sintomo allarmante della frattura del ciclo produttivo causato principalmente dalla gestione irrazionale del sistema creditizio da parte delle banche.

La fiducia cessa e il crollo del sistema del trust porta ad una svalutazione dei titoli azionari, al fallimento delle aziende, alla disoccupazione, e senza stipendi, non circolando moneta,  il sistema è destinato alla paralisi.

2mGli interessi sul credito e sul debito principalmente sono per Miller il grande nemico. I grandi capitali non investiti che creano interessi da capogiro sono di per sè un atto economicamente immorale per Miller, e vengono utilizzati dalle banche per speculazioni selvaggie su oro, petrolio, costruzioni edilizie. Inoltre i  profitti gonfiati della borsa  ovvero la discrepanza tra valore reale e valore nominale di un bene poi sono il germe del crollo di Wall Street. 

La prima guerra mondiale fu il tragico tentativo quindi di azzerare i debiti e i crediti per fare una sorta di  tabula rasa sulle cui ceneri   ricostruire l'economia.

Tema caro a Miller è il discorso sul  reddito: un reddito che non consente risparmio è un reddito sterile che incoraggia il risparmiatore a buttarsi nelle maglie dell'usura per qualsiasi spesa imprevista. Il sistema debitorio dei prestiti, negli anni 30 frequente soprattutto tra i piccoli proprietari terrieri, cuore pulsante dell'America, per ammodernare le attrezzature agricole ed essere competitivi sul mercato, è da Miller equiparato a veri atti di pirateria da parte delle banche che alla minima rata di rimborso non pagata espropriavano le terre.

Il sovraindebitamento delle famiglie portò alla tragica crisi agraria che minò la produzione degli stessi beni di sussitenza ovvero i generi di prima necessità e la fame di milioni di persone fu la conseguenza più drammatica . Le campagne si spopolarono e si riversarono nelle città causandone il crollo. Miller contrappone l'etica del "valore" all'etica del "profitto" e vede nella folla dei disoccuapati, nei negozi vuoti, nella gente buttata in strada con materassi, pentole e tegami, la conseguenza ovvia di tutti gli errori economici commessi. I ricchi divennero sempre più ricchi, facendo affari favolosi per 4 soldi, mentre le classi medie che sopravvivevano unicamente con il lavoro furono rovinate e messe sul lastrico.

Miller sostiene che il boom degli anni 20 fu una gigantesca truffa organizzata dai grandi capitalisti per moltiplicare le loro ricchezze rapinando la gente. Gli avidi affaristi senza scrupoli furono i reali operatori che portarono al crollo dei mercati utilizzando le leggi liberiste del mercato al di là dell'etica del progresso comune e perseguendo utilisticamente  l'arricchimento personale.

Per quanto possa sembrare strano la religione non è esente da responsabilità in questo campo. L'etica protestante della ricchezza come segno della grazia divina e della predestinazione alla salvezza ha un ruolo fondamentale nell'incrementare la concentrazione dei capitali e fomenta l'antisemitismo poichè si contrappone all'etica ebraica che vede, ispirandosi a Quolet, con pessimismo il denaro e la ricchezza  frutto quasi sempre di ingiustizia e idolatria.Chi è veramente onesto difficilmente diventa ricco. Queste due forze antitetiche serpeggiano segretamente nel mondo americano e fanno sì che  si contrappongono capitalismo e socialimo, la destra e la sinistra, i democratici e i repubblicani, i ricchi e i poveri, la corrente di pensiero di stampo protestante e quella di stampo ebraico.

L'etica ebraica vede nel denaro un bene/male per la sopravvivenza della comunità; una quantificazine di un concetto astratto che incarna tutti gli idoli ovvero ciò che si adora pur non esistendo. L'etica protestante dal canto suo, base del sistema democratico americano, esalta invece della comunità  l'individuo, la libertà.

3m_4 "Se la libertà non è bilanciata dalla giustizia sociale ben presto qualsiasi economia crolla". Questa è la lezione che Miller impara dalla crisi del 29. L'unico rimedio che può esistere è la forza della speranza ovvero la convinzione che la crisi avrà un termine, che infondo al tunel c'è sempre una luce. La forza del sogno è per Miller una forza reale, che sostiene la gente "anima dell'America" .

Il titolo, l'orologio americano, si riferisce al tempo e al grido silenzioso delle folle disperate, "fino a quando sopporteremo tutto questo?" Chiude Robertson con la domanda: potrebbe succedere ancora un 29 ? Miller non è consolante, nè consolatorio, e per lui la stupidità umana è senza limite quindi non ritiene che la lezione serva di esempio alle nuove generazioni anche se con tutto se stesso spera che ciò non debba ripetersi di nuovo.Quando gli chiedono se fu Roosvelt e il "New Deal "a salvare l' America, Miller scuote il capo e ricorda che fu la "fede" nel domani degli Americani a salvarli. A queto punto sulla scena cade il buio e si chiude il sipario.      


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categoria:arthur miller
lunedì, 19 maggio 2008

Ci parli un po' del suo libro, La ragazza di Baghdad
Il mio libro è un autobiografia che narra la mia infanzia in Iraq e nella ex Cecoslovacchia comunista…  Racconta di come si sono conosciuti i miei genitori ( padre irachèno e madre dell' attuale Repubblica Ceca ) così diversi fra di loro, sia dal punto di vista somatico che culturale e religioso. michelle nouriMa l’amore con la A maiuscola sembrava sconfiggere queste differenze. Per qualche anno almeno. Finché al situazione non è precipitata… l’odio che provava la famiglia di mio padre nei confronti di mia madre ( straniera ), ha preso il sopravvento ed è stato la causa della loro separazione. La ragazza di Baghdad narra anche l’epoca di Saddam degli anni ottanta, la lunga guerra con l’Iran, la vita sociale degli irachèni ecc.
Un'opera fortemente autobiografica, ma che analizza un problema molto ampio: quello dei rapporti fra due culture. Pensa che la narrativa contemporanea si occupi in modo ampio di questa problematica?
Recentemente sì. Forse perché negli ultimi anni sono riaffiorati queste problematiche legate al oddio razziale e religioso, causati spesso da conflitti e sete di potere. Credo sia fondamentale illustrare attraverso i libri o i documentari come vivono le altre popolazione nel mondo. Questo sistema non guarirà l’ostilità che si sta sempre più creando fra le varie culture e religioni ( spesso volute e mirate ) ma per lo meno può aiutare a riflettere e a comprendere la varie ragione e le loro problematiche. bagdad moscheQuesto è uno dei motivi per i quali ho deciso di scrivere La ragazza di Baghdad. Attraverso il mio percorso personale, e al costo di raccontare situazioni intime e riservate della mia famiglia, ho voluto in qualche modo contribuire a fare conoscere un mondo - cioè quello irachèno - quasi semi sconosciuto all’opinione pubblica italiana. Uno spaccato di storia ma anche il modo di vivere e di pensare dei vari componenti della famiglia di mio padre.
Negli ultimi anni sono state stampate diverse autobiografie scritte con magistrale piglio narrativo, penso soprattutto ai bellissimi Shantaram di Gregory David Roberts e a Il forziere di Zanzibar di Aidan Hartley. Pensa che quello della biografia sia un canale intelligente e innovativo per dire qualcosa al lettore?
Direi proprio di sì. Anzi, ne sono convinta. Shantaram è un libro fantastico. È pieno di emozioni e allo stesso tempo racconta l’India, specialmente Bombay in tutte le sue sfaccettature. Fa’ riflettere sulla povertà delle persone che la abitano e sul forte senso della loro immensa umanità. Ho tanto amato il personaggio di Prabaker.  Inoltre adoro il popolo indiano. Hanno dignità nonostante la povertà.  513C39TKTSLPrediligo le autobiografie perche’ mi piace leggere storie e fatti realmente accaduti di persone realmente esistite.
Lo scambio culturale a livello letterario e personale con Paesi non occidentali, è molto difficile. Pensa ci possano essere dei canali che indirizzino i lettori italiani verso letterature diverse da quella nazionale e soprattutto da quella di stampo americano?
Certamente. Il problema è uno. I libri di autori italiani di rado arrivano all’estero. Sono forse un po’ snobbati dalle case editrici estere. E questo mi dispiace. Mentre paradossalmente il contrario,  funziona. Tutto ciò che arriva dal estero, Stati Uniti o Inghilterra in Italia ha successo. Forse qui gioca un po’ una mancanza di fiducia in se stessi…
Nagib Mafhuz, Tahar Ben Jelloun, Tawfiq al-Hakim, 'Ala al-Aswani, Yasmina Khadra (per citarne solo alcuni) sono grandissimi scrittori del mondo arabo che hanno avuto e hanno un certo seguito anche in Italia. Cosa pensa di questi autori? Delle tematiche che mettono in atto nei loro romanzi? C'è qualche autore del mondo arabo che ama particolarmente?
Ho avuto il piacere di incontrare Tahar Ben Jelloun. Ho realizzato un’intervista con lui. Beh, è un personaggio simpatico e disponibile.Ben-Jelloun-Tahar Mi era piaciuto il suo libro “Il razzismo raccontato a mia figlia”.  Tutti questi autori provenienti dal mondo arabo, cercano di dare un contributo alla società italiana o quella che sia. Ognuno a modo suo.  Riescono a cogliere le esigenze dei lettori ed indovinare gli argomenti da trattare. Li ammiro tutti.
Yasmina Khadra ha scritto due anni fa un libro bellissimo. Le sirene di Baghdad. in cui riesce, a mio parere, a raccontare la tragedia dell'Iraq attuale senza cadere in preconcetti o in inutili patetismi. Ha letto il libro? Pensa che Khadra sia riuscito a rappresentare in modo sufficientemente obiettivo il suo Paese e la situazione che sta vivendo?
Sono desolata ma non ho avuto il piacere di leggerlo.
Sua madre viene da Praga e suo padre da Baghdad: cosa le ha dato, a livello letterario, questa interculturalità?
Tantissimo. Riesco a vedere le cose in maniera più obbiettiva e senza preconcetti. Capisco entrambe le culture e le loro radici e motivazioni, a volte.  Mi sento una persona fortunata ad averle ereditati entrambe. Qualche volta però mi sento smarrita. Sento un senso di non appartenenza.
Cosa pensa del giornalismo italiano ed europeo? Qual'è la sua impressione sul come vengono date le notizie su realtà altre, fra cui l'Iraq ma anche altri Paesi che appartengono al mondo arabo?
Credo che quella che dovrebbe essere la libertà di espressione a volte viene soffocata. Non tutti i media riescono ad essere obbiettivi e imparziali. La stampa italiana ad esempio è un po’ influenzata dal proprio editore. Seguono una linea che ritengono sia giusta. La stessa cosa vale anche per la stampa estera. Ma la realtà è spesso diversa da come viene presentata ai lettori.
Lei è cresciuta nella Baghdad degli anni Settanta la Baghdad della sua infanzia oramai non c’è più,  ricca, cosmopolita, moderna, pensa che in futuro tornerà così?
E’ un’ utopia. Purtroppo. Baghdad non ritornerà mai quella che era una volta. La spaccatura interna fra la popolazione è talmente profonda, l’odio è talmente viscerale che è difficile da ricomporre. Indipendentemente da chi la governa. Questo è un mio grande rammarico. Per quanto la possano ricostruire, ridare la libertà di espressione e di movimento alla gente, oramai è un terra che è stata ferita nel profondo del suo animo. A volte di fronte ad una situazione del genere, ci si sente davvero impotenti.
Qual è il più importante scrittore iracheno? C’è una rinascita culturale irachena?
tawNon ne conosco. Ma Jounes Taufìk, che ora vive a Torino, è un buon scrittore irachèno a mio avviso.
I giovani come stanno agendo nel processo di ricostruzione del paese, c’è determinazione, collaborazione, un impegno condiviso? Collaborano con giovani di altri paesi?
Si, la voglia sicuramente c’è. Ma sono giovani che hanno sofferto tanto e sono un po’ disillusi nei confronti della vita. Sono però anche il futuro del nuovo Iraq. 11mural600my7La stessa sensazione la provano anche i giovani del Libano. Assistono alla distruzione della loro nazione da anni, e sanno che è una situazione che loro stessi non possono controllare. Mi dicono sempre : “ God bless this Country  “. Dio benedica la nostra terra.
La percezione che l’occidente ha del mondo musulmano pensa sia corretta, quali sono gli errori più frequenti?
Non è corretta naturalmente. Ma alcuni leader musulmani hanno interesse di fare apparire il mondo musulmano in questo modo. E’ l’occidente non fa’ nulla purché questa situazione cambi.
La società irachena era fortemente matriarcale, nei suoi racconti ci sono madri, sorelle, mogli, nonne, zie, donne forti e punti di riferimento all’interno delle famiglie; ha trovato più maschilismo in occidente?
Senza nomeParadossalmente, sì.  Al incontrario di quello che si possa pensare, in Iraq a comandare erano sempre le donne. Astute e determinate. Mentre ho riscontrato molto maschilismo in Italia. Buffo, no ? in teoria l’Italia è un Paese aperto e libero. Ma solo in teoria. 
Esiste una sorta di femminismo musulmano?
Esiste un fondamentalismo femminile.  Si. Questo però avviene nei Paesi dove domina una forte etica religiosa. Ma di fondo ha a che fare con la propria cultura. Come sempre. Ayaan-Hirsi-Ali_web
Il conflitto tra sciiti e sunniti non pensa che sia una questione interna? Gli occidentali secondo lei capiscano realmente il problema e negli equilibri dei rapporti tra clan, pensa agiscano correttamente ?
Il conflitto negli anni ottanta o comunque durante l’epoca di Saddam non è mai esistito. Il fatto di essere sciita o sunnita non faceva alcuna differenza. E’ una problematica che si era sviluppata negli ultimi anni. Chissà il perché ?... forse un Paese unito è meno facile da controllare che un Paese diviso. Sarà…

Lorenzo Mazzoni

lorenzomazzoni74@hotmail.com

http://lorenzomazzoni.splinder.com/ 

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categoria:michelle nouri
sabato, 03 maggio 2008

Prima di iniziare volevo dirti che... posso darti del tu?
certo.

Che casa tua assomiglia incredibilmente alla mia.
anche tu hai i muri colorati e la terrazza con vista sugli orti e sul murales di Rousseau?

Sì, ed ho perfino gli stessi dischi.
Non ci credo... anche Doughnut in Granny's Greenhouse di The Bonzo Dog Doo Dah Band?

Sì.
Andremo d'accordo noi due, vai con le domande.

Lorenzo Mazzoni[1].2E' uscito da qualche settimana il tuo ultimo romanzo, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda (Robin Edizioni), hai voglia di parlarmene?
Non troppa, basta che ti connetti al sito della casa editrice e puoi leggere la sinossi. Comunque dato che anche tu possiedi Doughnut in Granny's Greenhouse, farò uno sforzo. Ivan Mostarda è un caleidoscopio. Un viaggio, in tutti i sensi. Se vuoi, un libro d'avventura classico con elementi surrealisti... per dirla semplice: 'Un musicista di strada che suona pentole capovolte con bacchette cinesi, una ragazza dalle gambe perfette e dagli occhi grandissimi, un mercenario che scompare e riappare, un clochard che indossa un saio da penitente e che studia iscrizioni runiche, uno spregiudicato affarista egiziano, un albergatore turco che parla con la foto di Atatürk, una ricca occidentale che continua a mangiare senza sosta dal giorno del suo matrimonio. Sono solo alcuni dei personaggi che animano questo rocambolesco e surreale romanzo. Libro d’avventura, d’amore e d’amicizia, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda si sviluppa come un caleidoscopio coloratissimo: vichinghi, buskers, giornalisti falliti, chiromanti, la Monna Lisa, kamikaze improvvisati. Fra l’Emilia, Parigi, Istanbul, le coste del mar Rosso e la Maremma, una storia appassionante, allegra e commovente sulle tappe della vita.'... ho letto la sinossi... beh, sì, il libro parla essenzialmente di questo.

Lorenzo Mazzoni[1].3Verso la fine del libro c'è una specie di monologo che potrebbe essere letto come una glorificazione della figura del kamikaze, sei d'accordo? Volevi dare questo messaggio?
Glorificazione del kamikaze? Ma dai... davvero l'hai interpretata così? No, nessuna gloria, semplicemente la constatazione del perchè capitino certe cose. Ne glorificazione ne giustificazione, solo consapevolezza.

Ivan Mostarda è anche uno splendido omaggio a diversi luoghi. E' frutto di esperienze personali?
Sì, Parigi e Istanbul, luoghi dove sono stato... in qualche modo anche Ferrara... suo malgrado.

Parliamo di Ferrara. Il romanzo che hai scritto illustrato dai disegni di Andrea Amaducci (Io ho un amico che si chiama Amaducci Andrea), Nero ferrarese (Edizioni La Carmelina) è arrivato alla ristampa in soli due mesi. Il genere noir funziona quindi.
Beh, non hai scoperto l'acqua calda... Nero ferrarese è andato in ristampa con una distribuzione locale (se escludi una o due librerie di Roma), non è stata una tiratura da milioni di copie, ma sì, sta andando benissimo Alla città piace quando si parla di lei, anche se viene dissacrata come abbiamo fatto io e Andrea. Nero ferrarese è un'interpretazione della città. Le istituzioni te la vogliono fare vedere ancora coi lustri degli Estensi e noi gliel'abbiamo fatta vedere attraverso gli occhi di uno sbirro anarchico, di vecchie che coltivano erba, con attentati, fascistelli e corse clandestine di auto. Ognuno vede la città come vuole e come sa fare e sognare.

Nei tuoi libri ricorrono diversi elementi: attentati, dissacrazione della pornografia, surrealismo, Storia. Sei d'accordo?
Ce ne sono anche molti altri: muse ispiratrici, comunismo, musica, erba, amicizia, amore, viaggi, divertimento, commozione...

mazzoniNon te la stai tirando un po' troppo?
Sì, forse sì.

Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades) è un lavoro a cui sei particolarmente legato. Quali sono i motivi?
Perchè è marginale. Siamo seri, parlare della DDR, dei servizi segreti vietnamiti, di ex spie del patto di Varsavia e di un mondo che non esiste più è fuori moda, ammuffito, surreale. Un piccolo mondo antico pieno di piccole particolarità. E poi adoro le spy story, Graham Greene è geniale, immenso... Ost è un po' un tributo a quel filone letterario.

A me piace uno con un nome simile, Greene Graham. Come sta andando Il requiem di Valle Secca (Tracce), il tuo primo romanzo?
Piccolo caro Requiem... bene, è andato bene... c'è bisogno di fiabe ecologiche di questi tempi, e anche di lieto fine... il mio primo romanzo ha queste caratteristiche. Spero... credo. In ogni modo preferisco definirla fiaba ecologica piuttosto che cyberpunk come è stato sempre etichettato in questi due anni. Ancora oggi non ho capito cosa sia il cyberpunk.

Il_Sole_sorge_sul_VietnamNon posso aiutarti, non lo so nemmeno io... stai scrivendo?
Scrivo continuamente, altrimenti muoio, mi appassisco. Mi tengo libero. Sto scrivendo una storia d'amore e nel mentre aspetto un responso per quattro inediti, due miei, uno scritto a quattro mani con l'amico Enrico Astolfi e uno a otto mani con il collettivo Alba Cienfuegos.

Bene, mi piacciono i ragazzi che si danno da fare... cosa ne pensi del panorama letterario italiano?
Credo ci sia la brutta abitudine a persistere con i soliti autori triti e ritriti e, soprattutto, la brutta abitudine di investire sui giovani (quando si investe) che non hanno molto da dire oltre a quante eiaculazioni hanno avuto o com'è stato ostico sballarsi al rave... insomma gli editori abituano il pubblico ad una serie di storielle che vanno dal patetico bisogno di parlare di sé alla morbosità di un'erezione e di un tacco a spillo sulle palle... è un po' triste. La cultura in Italia sta rimpicciolendosi, è sotto assedio, ma i comandanti invece di farci resistere con dignità preferiscono darci in pasto al nemico a suon di buffonate e libri per la maggior parte scadenti.

Vuoi fare un esempio?
No. Chi vuol intendere intenda. Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, Ci sono moltissimi scrittori semi sconosciuti o sconosciuti che scrivono benissimo, ed è questo il problema. I creativi, i fantasiosi, chi riesce ad andare un po' più in là delle sciocche storielle autobiografiche, generalmente esce con piccoli editori, spesso bravi editori, ma che vengono schiacciati dai grandi generali e spesso i generali non hanno molta fantasia a scegliere i propri uomini... è un giro vizioso, ma si resiste.

Ti sento combattivo.
Ci provo, se non combatto mi sparo.

Problema di soldi? Se vuoi posso darti una mano.
Lascia perdere.

Ok. come non detto. Tornando al discorso della “resistenza”... beh, c'è qualche tecnica per resistere? Pensi ci sarà una vittoria finale di quelli che tu definisci gli assediati?
Nella realtà il primo mondo vince sempre. Il primo mondo, nel mondo della cultura, è rappresentato da tutti quegli omini pavidi che hanno il potere di decidere i gusti narrativi del lettore. L'unica tecnica è quella di rendere migliore possibile il nostro mondo dei sogni. Io credo che sia un dovere di ogni scrittore quello di dare ai propri lettori, se anche fossero solo due, il meglio del proprio mondo mentale. La tecnica è dargli narrativa popolare che io definisco di qualità, rispetto alle storielle autobiografiche di cui parlavo prima o a romanzetti fatti in serie buoni solo per l'attesa dal dottore. Resistere è dargli qualcosa che tutti possano leggere, senza sforzo ma mettendogli dentro la storia, le annotazioni, la geografia, luoghi sognati e luoghi reali. Se mentre lo fai sogni, allora devi essere in grado di far sognare anche i tuoi lettori.

Sembra una missione.
Sembra di fare la Rivoluzione d'Ottobre. Ma senza tutta questa contorsione di parole ticchettate su tasti, libri studiati, frasi strampalate, veglie, ore a fissare un muro, lettere scarabocchiate su vecchi quaderni, sarei morto da un pezzo.

... Senti, prima di andare, hai mica un po' di tabacco da offrirmi?
Tieni.

grazie... aloha.
aloha e prego.

Me ne vado mentre nella stanza risuona il delirante intro di I'm The Urban Spaceman, primo brano di Doughnut in Granny's Greenhouse di The Bonzo Dog Doo Dah Band.

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categoria:lorenzo mazzoni
sabato, 26 aprile 2008

Valery

Attenzione:per i temi trattati è consigliata la lettura ad un pubblico adulto. 

Valeria Ferracuti, ha 27 anni ed è nata a Roma. Dopo gli studi artistici, nel 2003 si è trasferita sul Lago Maggiore in provincia di Varese e da allora convive con il mio compagno.
Si è avvicinata alla scrittura solo da pochi anni. Nel 2005 raccolse un discreto numero di racconti e decise di renderli pubblici partecipando al concorso Oxe Awards 2006 indetto dal sito Eroxe. I  racconti sono stati riuniti in una breve antologia dal titolo “Le avventure di luna”, e sono arrivati al primo posto nella sezione Miglior Saga per quanto riguardava il giudizio popolare. Dopo Eroxe ha partecipato ad altri concorsi, tra cui Eroticamente indetto dalla casa editrice Graphe con il racconto “Le quattro spine” (pubblicato inedito nell’antologia che si chiama proprio Eroticamente) e con il racconto “La prima alba” al concorso Eros&Amore indetto da ArpaNet, pubblicato anche questo inedito nell’antologia omonima. Nel giugno del 2007 ha finito, dopo quasi cinque mesi di lavoro, la stesura del suo primo romanzo “Non baciarmi sulla bocca” e, dopo averlo proposto a Mariella Calcagno per la Graphe.it Edizioni, parte finalmente l’iter per la pubblicazione e, da lì, anche la collaborazione con il magazine online GraphoMania.

Ciao Valeria, ti ho conosciuto grazie al Borgonarrante diretto da Tresfor alias Saro Fronte, come hai conosciuto il mondo di Borgonarrante?
Ricerco spesso in rete siti e blog che riguardano la scrittura per proporre recensioni e interviste per il magazine GraphoMania. Borgonarrante mi era piaciuto e oltretutto Saro è stato molto disponibile a farsi intervistare. È stato davvero molto gentile.
Che tipo di lettrice sei? Inizi a leggere tanti libri alla volta magari non finendoli o ti soffermi su uno solo per volta magari rileggendolo più volte?
Purtroppo a questo proposito lascio un po’ a desiderare. A volte penso che mi stia fossilizzando un po’ troppo su un unico genere. Ho iniziato ad appassionarmi davvero tanto alla lettura quando mi è stata regalata una copia di “Justine” di De Sade.product-273943 Il libro in sé e in particolare il genere erotico mi hanno subito attratta e spesso penso di tralasciare troppo altri generi. Di solito comunque leggo un libro alla volta, anche se ne compro a decine e ogni volta che entro in libreria spendo un patrimonio. Se poi un libro non mi coinvolge nei primi capitoli però è difficile che io riesca ad andare avanti e ad arrivare alla fine.
Che rapporto hai con la televisione?
Ho un non-rapporto. Non la guardo spesso. Ormai è diventata una scatola vuota e quindi preferisco, quando ho tempo, navigare in internet, leggere o scrivere appunto. Quando sono a casa di solito mi accorgo di tenerla giusto come sottofondo.
Ti piacciono i libri di viaggio?
Non troppo. Prediligo altri generi.
Ami la poesia? Qual è il tuo poeta preferito?
Alla poesia in generale preferisco la prosa. Comunque uno dei poeti che ho letto e che mi ha appassionato è Mario Quintana, poeta brasiliano conosciuto in patria come il poeta delle cose semplici. 2040947360_5318afe85c_oUno dei pochi poeti che non ha dato spazio alla critica e che ha scritto proprio per la pura necessità di scrivere.
Ho letto un resoconto su internet sulla sua esperienza in Africa e più precisamente in Malawi di una ragazza che si chiama Valeria Ferracuti, sei tu?
Non sono io ;)
Valeria sei responsabile della sezione Interviste ai blog nel giovane blog-magazine GraphoMania, recensisci blogs, è un lavoro che ti sei scelta o te l’ hanno offerto?
La collaborazione con GraphoMania è iniziata per caso. Conoscevo Mariella Calcagno perché frequentavo un sito di scrittura nel quale lei collaborava come parte attiva. Quando è andata via da questo sito ed è entrata a far parte della casa editrice Graphe, essendo lei diventata direttrice della collana Afrodite che si occupava, appunto, di romanzi erotici, le ho sottoposto il mio romanzo. Le è piaciuto e abbiamo dato il via all’iter per la pubblicazione. Solo dopo qualche mese, con la nascita di GraphoMania, Roberto Russo direttore della casa editrice, mi ha proposto la collaborazione.
Quale blog in assoluto ti ha più stupito, commosso, sorpreso e perchè?
Devo dire che questa esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere tantissimi bravi autori che, purtroppo, non hanno lo spazio che meritano. Di blog belli ne ho incontrati molti. Posso menzionarti Attimi Eterni (
http://blog.libero.it/adorandounadea/view.php) per la straordinaria ambientazione, Thriller Café (http://thriller-cafe.blogspot.com/) per la genialità di Kick, il “barman” del blog, Elenoir (http://jelenoir.blogspot.com/) per la bravura e la fantasia dell’autrice. Una menzione d’onore va senz’altro poi a Saro e al suo Borgonarrante. Ha trovato il modo giusto per far avvicinare le persone alla scrittura unendo stile e passione, due elementi difficili da trovare in uno stesso testo. La lista però come vedi sarebbe davvero troppo lunga. Uno tra tutti, il mio preferito, credo sia comunque Appunti (http://www.remobassini.it/) , il blog di Remo Bassini. È un misto di cruda malinconia, sincerità, dolcezza. Mi ha coinvolto davvero tanto e spesso, leggendo i suoi pezzi, mi è entrato dentro emozionandomi fino alle lacrime.
Pensi che gli autori sudamericani abbiano una visione più solare e positiva dell’erotismo?
Penso che gli autori sudamericani abbiano una visione diversa, tutto qui. Forse meno poetica, e per meno poetica intendo un po’ più cruda, forse più vera. Basta leggere Almudena Grandes.40061
Per volontà di Roberto Russo editore di Graphe è nata Afrodite, che si propone di ospitare autori noti e meno noti dando voce all’eros, quanto conta nella tua vita?
La Graphe.it Edizioni inizia il suo percorso pubblicando libri a carattere religioso. Dopo la proposta di Mariella Calcagno di aprire questa nuova collana, è nata Afrodite. Che dire, un po’ come il diavolo e l’acqua santa. Il genere erotico ormai è considerato un genere a tutti gli effetti e alla casa editrice questa new entry non potrà fare che bene. Per me, ovviamente, è stato un ottimo sbocco per la pubblicazione del libro e rappresenta per me il primo passo di – spero – un lungo percorso.
“Non baciarmi sulla bocca” esce il 26 aprile, sei emozionata?
Sono più che emozionata. Non sto nella pelle. Quando mi sono arrivate le prime copie del libro e le ho potute finalmente “toccare con mano” non mi sembrava vero.Copertina_libro Può sembrare strano ma quando lavori per tanto tempo a un progetto e poi lo vedi realizzato, non solo nel suo percorso, ma anche “tridimensionalmente”, è come se avessi dato vita a qualcosa. I propri libri, per uno scrittore, sono un po’ come dei figli.
Sarai presente alla Fiera del Libro di Torino dal 8 al 12 maggio?
Sì, anche se non so ancora se come parte attiva o come semplice visitatrice.
Che libro stai leggendo al momento?
Ho appena finito di leggere “Le amicizie pericolose” di Choderlos de Laclos e che è, da pochi giorni, anche disponibile in versione digitale e gratuita sul mio sito (
http://www.mysecretdiary.it). Capolavoro della letteratura libertina e ultimo grande esemplare di narrativa epistolare, alla sua uscita nel 1782 suscitò un grande scandalo pari a pochi altri libri, moderni e non. tornaImmagine
Segui Bookwebtv la televisione dedicata ai libri diretta da Alessandra Casella?
Seguo volentieri il blog. Credo che sia un’ottimo progetto e che lasci ampi spazi agli scrittori e al popolo della rete in generale.
Isabelle Allende, è un’ autrice che conosci? Come giudichi il suo stile narrativo?
Di Isabelle Allende ho letto, qualche anno fa, La casa degli spiriti, il suo primo romanzo, e La città delle bestie. C’è da dire che praticamente in quasi tutti i suoi romanzi si sente pressante l’amore per il Cile e per il popolo cileno di cui lei, da sempre, fa parte. houseNel suo modo di scrivere c’è tanta passione, gentilezza e malinconia, ma anche tanta rabbia e frustrazione.
Cosa pensi del fenomeno dei ghost writers sei mai stata tentata di scrivere per autori famosi?
Oh beh, dovresti chiedermi cosa ne penso di chi usa i ghost writers per pubblicare libri! Ma forse poi dovresti censurarmi (rido). A parte gli scherzi, io ho sempre visto la scrittura come necessità, passione e amore per la letteratura. Mai considerata un mezzo per arricchirmi, non perché io non lo desideri ma, andiamo, ognuno ha le sue priorità... Preferisco rimanere povera e scrivere di ciò che mi piace. I ghost writers sono persone che hanno deciso di mettere il proprio talento e la propria passione al servizio di qualcuno che non ne ha o che è troppo pigro per sfruttarlo. Io personalmente li vedo come piccole crocerossine in aiuto di chi vuole vedere il proprio nome stampato su qualche copertina. Non credo che lo farei mai.
Che consigli daresti a un giovane autore non ancora pubblicato?
Di scrivere per piacere, prima di tutto, e di essere umile. Qualunque autore pensa di aver tra le mani il romanzo del secolo; molti scrittori ancora inediti fanno l’errore di pensare che sia sprecato accontentarsi di piccole case editrici e cercano di puntare sempre al massimo. Io invece consiglio di partire dal basso, entrare in questo mondo in punta di piedi e congratularsi con se stessi per ogni meta raggiunta, anche la più piccola. Non è un mondo facile e buttarsi a capofitto senza nemmeno saper bene cosa c’è al di là è un quasi-suicidio.
La responsabilità di chi fa cultura e informazione e notevole, si influenzano le coscienze specialmente dei più giovani, come affronti questa problematica?
La tv in questo senso è molto pericolosa. Anche solo il tg, che è l’informazione per antonomasia, influenza sempre il modo di pensare di chi ascolta. Tutto o quasi gira intorno alla politica e ognuno cerca di portare acqua al suo mulino. La rete è altrettanto pericolosa, anche se offre così tante indicazioni che la gente perlomeno è libera di sentire un po’ tutte le campane. Personalmente, sul mio sito cerco solo di avvicinare le persone alla lettura nella più totale libertà. C’è sempre meno gente che legge e questo non va bene.
Riguardo alle case editrici che pubblicano a pagamento cosa ne pensi?
La maggior parte degli autori sono molto restii a pubblicare i propri lavori contribuendo alle spese. Io cerco di mettermi anche dalla parte delle case editrici; è molto rischioso per loro pubblicare e investire soldi su un autore sconosciuto. E se non vende? Se alla gente non piace? Le case editrici, come gli autori, lavorano per passione ma anche, è ovvio, per soldi. È il loro lavoro ed è normale chiedere all’autore un piccolo contributo. “Piccolo” però, mi raccomando, perché credo bisogni diffidare da quelle case editrici che chiedono quote troppo alte. Chi non ha nulla da perdere naviga nella tranquillità e, se il libro non vende, a loro in quel caso andrà bene ugualmente.
Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?
Grazie a GraphoMania ho conosciuto molti autori, la maggior parte “sconosciuti” ma non per questo meno bravi. Attraverso il mio sito, invece, ho avuto la possibilità di prendere contatti con autori e autrici più famosi e letti – sempre nel campo della letteratura erotica – come Carolina Cutolo, Gisy Scerman, Valérie Tasso e Blanca Cordero, autrice tra l’altro della prefazione di “Non baciarmi sulla bocca”.
Da donna pensi sia più facile per un uomo essere scrittore o quel che conta è solo il talento?
Mi piacerebbe poter dire che in questo campo chi ha talento arriva, anche se purtroppo spesso non è così. Io credo dipenda comunque molto anche dal genere. Un autore uomo di romanzi rosa è sempre poco credibile, così come potrebbe essere più credibile nel genere giallo o noir. Anche nell’erotismo, per esempio, ci sono molte più scrittrici donne che uomini, forse perché le donne hanno una visione più ampia dell’erotismo e anche perché una buona fetta dei lettori appartiene al genere maschile. Comunque devo dire che fino a qualche tempo fa le scrittrici erano racchiuse in una cerchia molto stretta ed erano poco considerate nel mondo letterario. Basti pensare a Dominique Aury: sentendo che il suo amante si stava allontanando da lei e in reazione a un’osservazione da lui fatta, “le donne non possono scrivere romanzi erotici”, aveva iniziato a scrivere “Histoire d’O” firmandolo poi con lo pseudonimo di Pauline Réage. Il romanzo, però, venne attribuito a Jean Paulhan, suo amante, e solo una decina di anni fa, cinquant’anni dopo la stesura del romanzo, la Aury ammise ufficialmente di essere lei l’autrice misteriosa. Per fortuna ora i tempi sono cambiati.
0413771555Ti piace la letteratura cinese? Conosci MoYan?
Di Mo Yan ho letto “Grande seno, fianchi larghi”. Sono 900 pagine di storia, di Cina vera e vissuta, di donne coraggiose. La letteratura cinese guarda l’erotismo con altri occhi, come in “Il tappeto da preghiera di carne” di Li Yu: al contrario della Cina intesa come Stato, dove la sessualità è molto repressa, nei romanzi degli autori cinesi si narra sempre di un mondo senza l’angoscia del peccato della carne.
Perché secondo te i temi legati alla sessualità e all’amore fisico fanno più clamore che i temi legati alla violenza e alla guerra?
La sessualità, la pornografia, l’erotismo sono tra i temi più censurati ancora oggi e la censura, si sa, crea grande interesse. Il proibito, il condannato, l’inquisito, tutto ciò che è disapprovato e deplorato dalla critica, dallo stato, dalla religione, suscita sempre molta attenzione.
Che differenza c’è per te tra erotismo e pornografia?
Oggettivamente, la pornografia è esplicita, cruda, non lascia nulla all’immaginazione. L’erotismo, invece, si può trovare in cose che non sono esattamente rappresentabili con il rapporto sessuale: può essere erotico un bacio, una carezza, uno sguardo, un atteggiamento. Per quanto riguarda la letteratura, sono d’accordo con ciò che diceva Oscar Wilde: “non esistono racconti morali o immorali. Ci sono solo racconti scritti bene e racconti scritti male”.
op ht rewHai letto le mille e una notte?
No, mai.
Vladimir Nabokov è considerato un maestro della letteratura erotica, condividi questa affermazione?
Il grande passo di Nabokov attraverso la letteratura erotica è stato fatto con “Lolita”. Per me è un capolavoro, uno dei più bei romanzi erotici. Nonostante il romanzo venne rifiutato da molte case editrici per lungo tempo a causa della trama scottante, nelle 400 pagine di scritto non c’è una sola parola scabrosa o scena spinta. Tutto è descritto con molta poesia, è un romanzo pieno di passione e calore.
L’amante di Marguerite Duras, l’ hai letto,  che emozioni e sensazioni ti ha suscitato?
Marguerite Duras è una scrittrice molto difficile da leggere. Ha un modo di scrivere sottile, a tratti impenetrabile, quasi sfuggente. Si può perdere facilmente il filo, non trovare il punto del discorso. duras39393Ne “L’amante”, romanzo autobiografico e forse uno tra i suoi più famosi, il sesso che descrive, spesso, è accompagnato da sofferenze e dolori per la storia difficile che i due protagonisti vivono, ma è anche un rapporto vissuto al massimo, esteso, amplificato all’estremo proprio perché sanno che la loro storia è destinata a morire. La Duras non si può leggere con leggerezza, è qualcosa che ti rimane dentro.
Francesca Mazzucato definisce il genere della letteratura erotica "praticamente mor